Reddito di cittadinanza 2022: come funziona?

Il reddito di cittadinanza è una forma di sussidio che nasce nel 2019, con uno scopo preciso: migliorare la situazione lavorativa in Italia e contrastare la povertà. Nel 2022 si presenta con una veste leggermente diversa sotto alcuni aspetti.

La nuova legge di bilancio, ha previsto parametri più rigidi, per far in modo che l’inserimento nel mondo del lavoro, per i percettori di reddito si concretizzi. Vediamo nel dettaglio quali sono i cambiamenti apportati.

Reddito di cittadinanza 2022: nuove misure

Il primo punto riguarda la possibilità di rifiutare l’offerta di lavoro. I percettori infatti erano tenuti ad accettare almeno una delle tre offerte di lavoro congrue, perdendo al terzo rifiuto il sussidio. Nel 2022 al primo rifiuto viene decurtato 5 euro al mese dal reddito percepito, il secondo rifiuto determina la revoca del beneficio. Altra modifica apportata riguarda il concetto di ” congruità dell’offerta”.

Un’ offerta per essere congrua, deve essere coerente con le competenze del candidato, e non superare una determinata distanza tra luogo di lavoro e domicilio del beneficiario. La distanza deve essere entro gli 80 Km, mentre prima erano 100, inoltre deve essere raggiungibile massimo in cento minuti con i mezzi di trasporto pubblico. Questo è ciò che concerne la prima offerta di lavoro, infatti la seconda non ha limiti di distanza, basta che sia in Italia.

Altro elemento introdotto è l’obbligo di partecipare ad attività e colloqui almeno una volta al mese. Inoltre è stato eliminato il limite di tempo ossia 12 mesi, per ricevere offerte di lavoro congrue.

Chi sono i percettori del RdC : requisiti

Per essere idonei a percepire il reddito bisogna rispondere a tutta una serie di requisiti, pena l’esclusione. Bisogna possedere e conservare per tutta la durata di erogazione del beneficio alcuni elementi determinanti, che riguardano l’aspetto relativo alla cittadinanza, residenza e soggiorno, all’ assenza di condanne penali definitive negli ultimi 10 anni , inoltre l’isee e i beni immobiliari non devono superare un determinato tetto.

Per ciò che riguarda l’aspetto economico

L’isee non deve superare 9.360 euro, e se si possiedono altri immobili rispetto all’abitazione , non devono superare i 30.000 euro, ciò riguarda anche proprietà estere.

Il patrimonio mobiliare non deve essere superiore a 6.000 euro per il soggetto singolo, questo valore aumenta in base al numero dei componenti familiari.

Poi vi sono requisiti riguardanti il possesso di automobili o altri veicoli. Infatti non bisogna possedere autoveicoli che sono stati immatricolati per la prima volta nei sei mesi prima della richiesta di reddito o di cilindrata superiore a 1.600 cc oppure motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei 2 anni precedenti, inoltre non si possono possedere imbarcazioni da diporto.

Sussidio economico: di cosa si tratta

L’importo che viene erogato al nucleo familiare a cui spetta il reddito di cittadinanza, varia per diversi aspetti, tra cui, il numero di componenti del nucleo familiare, se vi è la presenza di persone con disabilità di vario grado, dall’ammontare dei redditi percepiti dalla famiglia se ve ne sono.

Il sussidio economico in sintesi, per una categoria di beneficiari, è un importo che va ad integrare il reddito familiare fino a 6.000, che vanno moltiplicati per la scala di equivalenza.

Chi invece è in affitto, ha un incremento del beneficio, pari al canone di locazione, per una somma che può raggiungere massimo i 3.360 euro. L’importo complessivo per questa categoria di percettori di reddito, può essere massimo di 9.360 euro annui, moltiplicati per la scala di equivalenza.
Il reddito di cittadinanza viene erogato mediante una carta elettronica preposta, con la quale è possibile acquistare solo beni di prima necessita, e pagare le utenze.

Rinnovo del Reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza viene erogato per 18 mesi, se dopo questi mesi vi sono ancora i presupposti per riceverlo, è possibile rinnovarlo, ma per un mese il beneficio sarà sospeso.

Nel caso in cui viene rinnovato, i percettori dovranno accettare la prima offerta di lavoro, che potrà essere collocata ovunque in Italia, se viene rifiutata il sussidio cesserà.

In ultimo è importante rispettare alcune clausole fondamentali, per non incorrere nella perdita del sussidio.

Tra queste ne citiamo alcune:

  • Effettuare la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro
  • Partecipare alle iniziative formative o di riqualificazione
  • Aderire a progetti di utilità collettiva organizzati dal comune di residenza.

Ritiro del diploma di maturità: quello che c’è da sapere per richiederlo

A cosa serve ritirare il diploma di maturità

Una volta fatto l’esame di maturità deve essere ritirato l’attestato dello stesso. Può servire essere in possesso del diploma cartaceo per iscriversi all’università, per poter partecipare ad un concorso pubblico oppure in generale per cercare lavoro.
E’ di particolare importanza inserire il diploma di maturità nei curriculum o in generale è un documento che attesta la partecipazione e la riuscita di un percorso di cinque anni ormai concluso. E’ importante dimostrare il voto preso e presentarlo ad esempio al momento dell’iscrizione all’università assieme ai relativi documenti.
L’attestato si ritira abitualmente circa un anno dopo l’esame di maturità. Una volta richiesto alla segreteria della scuola si deve poi pagare una tassa per il rilascio dello stesso di circa 15 euro.
Il diploma di maturità viene stampato anno per anno dall’istituto poligrafico della nazione italiana e poi viene inviato verso gli uffici delle regioni che poi saranno mandati ai diversi istituti scolastici di secondo grado, della scuola superiore.

Come si ritira il diploma di maturità

E’ consigliabile ritirare il diploma di maturità subito dopo l’esame di stato perché poi con il passare degli anni sarà sempre più difficile ottenere il documento.
Deve essere per prima cosa richiesto e poi bisogna aspettare per un lasso di tempo che viene indicato dalla segreteria dai trenta ai quaranta giorni.
Per ritirare l’attestato di maturità ci si dovrà recare verso la propria scuola e mostrare il documento di identità oppure serve una delega in caso non la si possa raggiungere personalmente.
L’attestato può contenere però degli errori, dei dati non corretti come ad esempio il voto sbagliato; sarà necessario in questi casi fare riferimento alla segreteria e segnalare l’accaduto.
Se non ritirato nei primi anni dopo il diploma possono aggiungersi giorni per l’attesa una volta effettuata la richiesta e bisognerà pagare anche una tassa di rilascio del diploma.

Può capitare però che il diploma non si trovi, per diverse ragioni, quali: furto, smarrimento oppure danneggiamento. In tal caso bisognerà prima di tutto contattare l’eventuale ateneo universitario perché in alcuni casi il passaggio dell’attestato dalla scuola secondaria all’università è automatico oppure nei casi più gravi o se comunque continua a non trovarsi bisognerà:

  • esporre denuncia alle autorità per il furto, lo smarrimento o la distruzione del diploma di maturità per poi farsi rilasciare un documento ufficiale che attesti l’avvenuto esame di stato e il verbale che riporti i fatti accaduti;
  • fare domanda per un duplicato dell’attestato originale al dirigente scolastico regionale che varia a seconda della regione in cui si trova l’istituto frequentatosi e il titolo conferito dal denunciante;
  • al momento del ritiro del duplicato bisognerà far presente il verbale originale della denuncia alle autorità e la domanda per ottenere il duplicato.

In questi casi si potrà ottenere anche un eventuale documento temporaneo che vada a sostituire l’originale, ha lo stesso valore legale ma non è il documento di partenza in sè. Questo perché, specialmente se richiesto dopo parecchi anni, può essere andato perso o può aver subito danni.
La scuola conserva il diploma dei suoi alunni per circa sei anni dall’esecuzione dell’esame e poi verranno archiviati in archivi specifici.
Se passati questi sei anni si vuole ritirare il diploma servirà un permesso speciale e i tempi di attesa saranno più lunghi. Leggi l’articolo completo su isucentrostudi.it

Le canzoni per il matrimonio vintage: i 30 brani irrinunciabili per la tua playlist

Stai pensando alla playlist per il tuo matrimonio vintage? Segui questo nostro articolo e prendi gli spunti giusti per realizzare un’atmosfera musicale degna di nota, perfettamente a tema e che, perché no, i tuoi invitati potrebbero anche richiederti. Le idee sono veramente molte e qui troverai i consigli di Eleonora Tredici, esperta di settore del sito Insiemeonline.it, blog dedicato al matrimonio e agli sposi a 360 gradi.

Le canzoni degli anni ’40, ’50, ’60

Lo sapevi che i brani degli anni ’40, ’50 e ’60 hanno tutti temi romantici? Sì, sono le canzoni più adatte al tuo matrimonio vintage e, appunto, parlano proprio d’amore. Ne troverai tantissime tra le quali scegliere le tue preferite e, perché no, potrai anche ingaggiare una cover band, magari che abbia anche un look perfettamente a tema.

Ci sono molti gruppi rockabilly che potrebbero fare al caso tuo, altri specializzati in brani ad esempio di Elvis Presley, altri di Johnny Cash, di Frank Sinatra, di Ella Fitzgerald, ecc. Se invece vuoi risparmiare componi tu la tua playlist, assicurati che l’impianto audio sia funzionante e adeguato e inserisci la tua chiavetta o il tuo CD e che la musica abbia inizio.

Assicurati anche di inserire tanti brani, ne servono molti se la festa durerà alcune ore, non fare figuracce e far ripetere sempre le stesse 4-10 canzoni, gli ospiti se ne accorgerebbero e tutto risulterebbe anche monotono.

Il matrimonio a tema musicale: idee da copiare subito

E che ne dici di un matrimonio a tema musicale? Come realizzarlo? Beh, stai sempre sul tema vintage, così potrai anche sfruttare idee decorative davvero vincenti come gadget tematici rockabilly retro, oppure scegliendo pure abiti nuziali e macchina degli sposi degli anni ’40,’50 o ’60. Qualche idea pratica per il matrimonio a tema musica? Ecco alcuni utili suggerimenti:

  • utilizzare simboli a tema, quindi note musicali di pasta di zucchero o cioccolato sulla torta, sui dolcetti, sparsi tra le decorazioni, come segnaposto, ecc. ma senza costipare troppo l’atmosfera;
  • regalare agli invitati il CD o la chiavetta con la playlist del matrimonio, potrebbe essere un segnaposto da portare a casa, oppure una bomboniera low-cost, perché no;
  • dare nomi a tema musicale ai tavoli nel tableau, per esempio puoi scegliere i nomi degli artisti di un’epoca precisa, oppure le canzoni di uno specifico album, o ancora optare per i generi musicali, rock, pop, classica, hip hop, ecc.
  • realizzare una colonna sonora perfetta, magari con l’aiuto di un esperto;
  • invitare un gruppo adeguato che faccia animazione live in modo impeccabile;
  • far realizzare discorsi a tema personalizzati, magari farti aiutare da un esperto, come quelli di Insiemeonline, per redigere le promesse nuziali, per realizzare anche una cerimonia laica ad hoc, anche esclusiva e solo tua a tema musicale o meno.

Le canzoni per il tuo matrimonio retro: ecco tante idee per la playlist perfetta

Quali sono le canzoni ideali per il tuo matrimonio vintage? Ce ne sono tantissime, veramente un’infinità e ci sono pure giovani artisti e cantautori che ne realizzano di meravigliose. Potrai, come detto infatti, anche ingaggiare gruppi vintage, anche solo nel look e che propongono canzoni uniche, mai sentite prima dagli ospiti.

Qualche esempio di canzone vintage da usare come pezzo forte del vostro matrimonio retrò? Senza fine di Gino Paoli, Il cielo in una stanza di Mina, Io che amo solo te di Sergio Endrigo, Una canzone per te di Vasco Rossi, The man I love di Billie Holiday, ecc.

Trucchi e consigli per la posa del laminato

La posa di un pavimento in laminato non è sempre facile, specialmente se si intende eseguire tale operazione in autonomia.

Per coloro che desiderano accingersi nel miglior modo possibile, ecco alcuni accorgimenti e consigli utili.

Come posare un pavimento in laminato da soli

Sebbene la posa di un pavimento in laminato in autonomia possa sembrare un’impresa alquanto ardua, in realtà è più semplice di quanto si possa pensare.

Infatti, grazie alla posa a scatto, l’installazione di questo articolo può essere fatta in tempi rapidi anche da parte di coloro che non hanno molta dimestichezza con il fai da te.

Ecco dunque una lista di suggerimenti e consigli capaci di facilitare il lavoro.

  1. Predisporre il pavimento dove si vuole posare il laminato

Prima di iniziare a posare le assi del laminato, occorre predisporre il pavimento nel miglior modo possibile, in quanto una base pulita e solida rappresenta uno degli elementi chiave dell’intera operazione.

Molte aziende produttrici, al fine di aiutare i consumatori, mettono a loro disposizione dei video tutorial in cui spiegano i fattori da verificare e come pulire la base.

Al fine di evitare problemi, occorre tenere a mente che il pavimento deve essere del tutto libero da residui da lavorazioni antecedenti e perfettamente livellato.

Inoltre, per avere un suolo silenzioso, si consiglia di installare un tappetino fono assorbente prima di installare le doghe.

I tappetini possono essere acquistati a prezzi convenienti, anche a parte, e permettono sia di aumentare il comfort in casa, sia di diminuire il rumore dei passi.

  1. Avere un progetto ben dettagliato

Anche se sembra un concetto scontato e banale, non lo è affatto; avere le idee ben chiare riguardo il disegno da realizzare, permette di iniziare la posa delle lastre in poco tempo.

Non bisogna inoltre dimenticare che, se si installa in maniera sbagliata un pavimento, non solo è più facile danneggiarlo, ma anche perdere l’assistenza della garanzia.

  1. Controllare accuratamente le pareti del locale

Non tutte le stanze sono quadrate e possiedono gli angolo a novanta gradi, anzi il più delle volte vi sono spazi fuori squadra e tubature da prendere in considerazione prima di posizionare le lastre del laminato, così da sapere in quali punti si riscontrano maggiori difficoltà.

Come scegliere un pavimento laminato

Prima di acquistare un pavimento laminato, si consiglia di prestare attenzione ai seguenti particolari:

tipologia di ambiente: se si desidera installarlo in una stanza umida come un bagno oppure una cucina, è bene optare per un prodotto dotato di apposito trattamento capace di soddisfare egregiamente tale esigenza;

dimensioni delle singole lastre: le lastre, una volta posizionate sul pavimento, devono lasciare uno spazio di almeno otto millimetri per permettere la dilatazione periferica.

Inoltre, se il prodotto tocca un altro elemento (un muro, lo stipite di una porta e via discorrendo), rischia di staccarsi in men che non si dica;

sistema di assemblaggio: oggi è possibile trovare laminati installabili con semplici click e senza bisogno di collanti;

prezzo: sebbene si abbia un budget prestabilito, adottare una certa flessibilità sulla somma di denaro da spendere potrebbe davvero fare la differenza, poiché consente di aggiudicarsi il pavimento perfetto per le proprie esigenze.

Esso deve infatti essere considerato come un vero e proprio investimento volto a durare nel tempo.

Come conservare i giocattoli dei bambini in casa

Ogni genitore sa che conservare bene i giocattoli per bambini permette di mantenere la casa ordinata e la loro sanità mentale intatta.

La necessità di riporre i giocattoli in modo ordinato non si limita solo alle camere da letto dei bambini. Il soggiorno, le cucine e persino i corridoi hanno spesso bisogno di angoli e fessure intelligenti per nascondere i giocattoli che inevitabilmente si fanno strada attraverso la casa.

In quest’articolo vediamo insieme qualche idea originale sul come conservare i giocattoli dei bambini in casa.

Posizionare Mensole e Armadi ad un livello inferiore

Mentre in cucina vorrai posizionare mensole, scaffali o armadi al di fuori dalla portata dei bambini, in altre zone della casa vorrai fare l’opposto quando riponi i giocattoli.

Come a noi adulti ci viene naturale sistemare oggetti sugli scaffali poiché posizionati alla nostra altezza, se installiamo scaffali e mensole per cameretta ad altezza bambino, facilitiamo ai nostri figli il raggiungimento di scaffali e armadietti incoraggiandolo a tenere in ordine lo spazio autonomamente.

Scegli uno spazio di archiviazione modulare

Scegliere di acquistare i cosiddetti “mobili senza tempo”, quando si arreda la stanza dei nostri figli, è davvero una genialata.

Man mano che i bambini crescono, le loro esigenze cambiano e con loro il disordine può farsi sempre più intenso (principalmente se entriamo nell’età adolescenziale).

Con un sistema di scaffalatura modulare si ha la flessibilità di creare una configurazione che cresce con il bambino e con la sua collezione di giocattoli che cresce e cambia di dimensioni.

I sistemi modulari sono perfetti anche per idee di stoccaggio in piccole cucine dove lo spazio è ristretto, permettendoti di adattarti facilmente alle mutevoli esigenze della tua famiglia.

Mantieni discreta l’archiviazione in soggiorno

Un luogo ideale per far giocare i bambini, ma anche per permettere ai genitori di tenerli d’occhio è il soggiorno, uno spazio fondamentale per moltissime famiglie.

Riporre i giocattoli nel soggiorno richiede molta attenzione, perché è necessario far sentire i nostri bambini a loro agio, in un ambiente sostanzialmente destinato agli adulti.

Per una soluzione di stoccaggio che si fonde perfettamente con l’arredamento esistente, i genitori dovrebbero optare per una scatola di giocattoli in un colore neutro, per esempio bianco, in vimini o in legno; questo permetterebbe di mantenere i pavimenti in ordine senza trovarsi giocattoli ovunque.

Sfrutta lo spazio sotto i letti

Sfruttare lo spazio sotto il letto è un’idea efficace quando si tratta di sistemare oggetti per adulti.

Quando si tratta dei giocattoli per bambini, considerate la scelta di un letto dotato di un ampio spazio sotto il materasso o, per i letti esistenti, procuratevi dei cassetti su rulli che possono essere posizionati al di sotto dei letti.

In alternativa, puoi acquistare un letto a soppalco.

Un letto a soppalco è una grande opzione per le famiglie che hanno poco spazio, grazie al fatto che la parte sottostante può essere sfruttata sia come un’area utile per conservare i giocattoli sia come uno spazio per giocare quando i bambini sono molto piccoli.

La parte sottostante può poi essere facilmente trasformata in un’area funzionale per l’apprendimento e lo studio quando i bambini diventano più grandi.

La matematica dietro le figurine di calcio

Quanto sono belle le figurine della Panini?

I nostri bambini appassionati di calcio li adorano, collezionandoli a quantità industriale e lasciandoli in giro per casa ovunque (sotto i tappeti, in bagno, sopra le mensole per camerette, le librerie, in cucina, nei libri e così via).

In quest’articolo vediamo insieme cosa c’è dietro la produzione degli album di figurine dei Calciatori Panini.

Le figurine di calcio della Panini

Ogni volta che si avvicina un importante torneo di calcio mondiale, le macchine di produzione Panini nel nord Italia difficilmente si prendono una pausa dallo sfornare le foto adesive.

Per 21 ore al giorno, sei giorni alla settimana, specifici macchinari chiamati “Fifimatics” mescolano e confezionano fino a 8 milioni di figurine con i ritratti di centinaia di giocatori di calcio.

Esistono diversi modi per massimizzare le possibilità di riempire con successo un intero album – e farlo ad un prezzo ragionevole.

In quest’articolo vedremo insieme la matematica che si cela dietro gli album di figurine dei Calciatori.

Il numero magico

Panini vende le sue figurine in pacchetti da cinque ed assicura che nessun pacchetto contiene due figurine uguali. Questa è una variabile molto importante quando si calcola quanti pacchetti di figurine sono necessari per completare un album.

Riuscire a mettere le mani su ogni singolo adesivo è una battaglia difficile da vincere.

Secondo i matematici, più figurine ci si procura, più difficile diventa completare il resto dell’album.

Si è stimato che i collezionisti dovrebbero comprare una media di 961 pacchetti di figurine ciascuno per riempire i loro album, per un totale di 4.805 figurine.

A 70 centesimi per pacchetto, un collezionista dovrebbe sborsare 672,70 euro (769,90 dollari) .

Gioca di squadra

La ragione della somma da sborsare così elevata ha a che fare con le leggi della probabilità.

Prendete, per esempio, il primo adesivo che comprate. È ovvio che sia quello che ti serve. Anche il secondo adesivo ha buone probabilità di non essere un duplicato. Matematicamente parlando, c’è solo una possibilità su 680 che sia lo stesso adesivo del primo.

Supponiamo, invece, che vi manchi l’ultima figurina.

Secondo la teoria delle probabilità, ci vorrebbe una media di 680 tentativi, il che significa che 679 adesivi – in media – non saranno quelli giusti.

Anche il fatto che Panini venda i suoi adesivi in pacchetti da cinque non migliora significativamente le possibilità di trovare quegli ultimi adesivi. Non c’è, infatti, molta differenza tra 1 probabilità su 680 e 5 su 680.

Ciò che permetterebbe ad un collezionista di completare il suo album è quello lavorare con altri collezionisti al fine di migliorare notevolmente le possibilità di successo.

Collaborare con un’altra persona e scambiare equamente riduce la quantità di adesivi necessari del 30%. Lavorare con altre due persone abbassa quel numero del 46%. Una squadra di 10 persone ha bisogno del 68% pacchetti in meno.

Acquisto su richiesta

In Germania, uno studente di ingegneria meccanica ha ideato una tabella matematica per aiutare i collezionisti ad approfittare dell’offerta della Panini di acquistare le figurine mancanti direttamente dalla fabbrica.

Grazie all’acquisto su richiesta si è scoperto che anche i singoli collezionisti che non uniscono le loro risorse con altri possono terminare i loro album per una cifra compresa tra 233 e 278 euro.

Dieci errori da non fare arredando un soggiorno rettangolare

Avete un soggiorno dalla forma rettangolare che dovete arredare? Per evitare di commettere errori che molte persone fanno, non ottimizzando lo spazio, dovete ricorrere a validi criteri per pianificare uno schema che vi darà ottimi risultati. Ecco la lista dei dieci errori più comuni che si commettono quando si arreda un soggiorno rettangolare.

1) Mobilio fuori misura

Si pensa che il living debba essere arredato con mobili standard ma se non si tiene opportunamente in conto i volumi disponibili, si corre il rischio di comprare pezzi fuori misura. È bene pensare a quali mobili sono realmente indispensabili, stabilendo (metro alla mano) quelle che devono essere le misure ideali di ciascuno. Ad esempio, se volete un tavolo grande è preferibile acquistarne uno allungabile alla bisogna insieme a delle sedie extra richiudibili che possono essere sistemate in un altro luogo.

2) Non occupare lo spazio con tanti mobili

Altro errore comune è quello di arredare il soggiorno con troppi mobili che tolgono lo spazio, creando un ambiente scuro e claustrofobico. Se pensate che avere una parete attrezzata, un divano e il tavolo con le sedie, sia già un arredamento completo, meglio evitare di comprare altro. Una volta inseriti questi mobili per rendersi conto se è il caso di implementare l’arredamento senza soffocarlo.

3) Divano gigante

Il divano rappresenta un elemento fondamentale per il living e da questo deve partire l’organizzazione dell’arredo ma facendo attenzione alle sue dimensioni. Il divano dev’essere posto dirimpetto alla televisione e questo dev’essere considerato se avete intenzione di sceglierne uno ad angolo.

4) Sistemare la televisione tra due finestre

Occorre pensare che collocando lo schermo TV a guisa tra due finestre, sarete costretti ad abbassare le tapparelle per vederla decentemente per evitare i riflessi della luce sullo schermo. Meglio sistemarla nella parete attrezzata e di fronte mettere il divano o le poltrone.

5) Dipingere la parete orizzontalmente

Facendo dipingere la parete orizzontalmente, amplificherete maggiormente la percezione della pianta rettangolare in quanto è un escamotage utilizzato per dare l’impressione che le pareti siano più lunghe. Ovviamente nel caso in cui il vostro living sia già lungo e stretto, è meglio evitare. Scegliete colori chiari e fate dipingere per tutta l’altezza le pareti per uniformare l’ambiente.

6) Lasciare il centro vuoto

Un errore alquanto frequente che si compie arredando un soggiorno rettangolare, è quello di posizionare tutti i mobili addossati sulle pareti e lasciando il centro disadorno in quanto si pensa che la stanza sarà più grande. Purtroppo l’effetto sarà disastroso e darà l’idea di un living caotico e più piccolo. Meglio dividere gli spazi in modo specifico (zona pranzo, zona divano etc.) e occupare anche lo spazio al centro.

7) Abbinamenti di colori

Supporre che gli abbinamenti tono su tono siano i più indicati, è un altro sbaglio in quanto si avrà un ambiente anonimo e noioso. Meglio variare con alcuni colori per dare dinamismo al living.

8) Battiscopa alto

Lo scopo del battiscopa è quello di uniformare le pareti e a definire la pianta della stanza. Contrariamente a quanto pensano in molti che scelgono un alto zoccolino decorativo, è preferibile sceglierlo basso e con un colore che si sposi con quello delle pareti in modo che queste appaiano più slanciate.

9) Progettare erroneamente gli spazi

Bisogna suddividere le aree del living basandosi sulle aperture che ci sono.

10) Scegliere solo una fonte di luce

Evitate di illuminare il living con solo una luce centrale. Meglio orientarsi su diversi punti luce che devono essere sistemati a seconda dei differenti spazi utilizzando applique, lampade da tavolo, piantana, luci a sospensione.

Un home studio in pochi passi

L’hardware per registrare è diventato accessibile e spesso completa una collezione pronta per trasformare una stanza in casa in uno studio di registrazione.

Chi ha la fortuna potrebbe anche creare una sala di presa per la batteria, ma per tanti altri le soluzioni sono più modeste, seppur soddisfacenti.

1) Scegliere la stanza

In una casa grande e isolata si avrà l’imbarazzo della scelta, mentre in un appartamento la stanza sarà obbligata. Bisogna valutare qualche punto:

No spazi ridotti

Più è grande la stanza migliori sono risultati: volumi più alti, migliori riflessioni, mano saturazione e compressione degli angoli, giusta distanza dai monitor e trattamenti acustici efficienti.

Rumore

In entrata e in uscita uno studio dovrebbe essere silenzioso per non disturbare e perché i rumori ambientali non rovinino il lavoro. Scegliere stanze lontane dalle fonti e dal vicinato per poter suonare a volumi più alti.

Accessibilità

Chi ha uno studio in casa, spesso ha un lavoro principale diverso. Ritagliarsi momenti per registrare può coincidere con le pause o gli orari serali.

Tanto più si è vicini alle altre case tanto più grandi saranno le restrizioni.

Pavimentazione

Cemento piastrelle e legno sono l’ideale, i tappeti rovinano l’acustica, in particolare per quanto riguarda la batteria.

Meglio, in caso di studi ai piani superiori, se il massetto è acustico, per non avere rientri e trasmissioni.

Acustica

Le peggiori sono le stanze piccole e i soffitti bassi con pareti parallele in cartongesso. Le migliori sono superfici irregolari e gli spazi vuoti, la “room” del suono.

Con appositi pannelli si possono correggere le pareti, migliorando il suono in generale.

2) Preparare la stanza

Svuotare la stanza, in particolare da oggetti ingombranti come divani e verificare che le fonti di vibrazioni siano stabilizzate.

Trattamento acustico

Per rendere buona l’acustica si eliminano le riflessioni con le bass trap e l’applicazione di schiuma di poliuretano a celle a piramide.

Workstation

Serve uno spazio per gli schermi, i mixer e tutto l’hardware che in alcuni studi home studio, per via dei rack comprati alle aste per ottenere un sound analogico può essere ingombrante.

Postazione di registrazione

Si suddivide la stanza in due aree, una per musicisti e una per il produttore.

Occorre spazio ariosità e di potersi muovere con gli strumenti.

Setup per One Man Studio

Se si suona da soli occorre distribuire gli ingombri con una sedia rotante per arrivare dalla sezione mixer a quella con gli amplificatori.

Setup per più persone

Basta dividere in due aree distinte e lontane il più possibile. La tecnologia attualmente permette anche di avere delle periferiche DAW su tablet per gestire il tutto mentre si suona.

3) Hardware extra

Oltre alla DAW e alla postazione, con l’hardware ingombrante e il sound che questo regala, spesso con rack stracolmi e patch bay, occorre altra attrezzatura.

Cavi e prolunghe

Occorrono tantissimi cavi per microfonare e prolunghe per mandare in cuffia il click e le basi. La distanza può essere anche di metri se la stanza enorme.

Postazioni con più monitor

Con due schermi, uno per l’editing e l’altro per mixare in contemporanea, si lavora meglio, ma occorre una scheda video che li supporti e lo spazio dove metterli.

Monitor audio

Per mixare devono avere la corretta posizione ed essere distanti dalle pareti, altrimenti il lavoro è impossibile.

Si montano su colonnine che permettono di regolarli facilmente per tentativi, con una traccia attiva in ascolto.

Tastiere

Per arrangiare possono servire tastiere da mandare con le plugin della DAW, meglio sceglierne una con buoni tasti e compatibilità, invece di spendere molto per l’hardware vintage, se non necessario.

Piastrelle o resina per pavimenti, quale scegliere?

Se è vero che affidando i lavori di casa a dei professionisti e acquistando solo materiali pregiati ci si assicura ottimi risultati, è vero anche che la scelta della giusta finitura risulta fondamentale. Sempre, sia che si tratti di ristrutturazione o di costruzione ex novo, è bene selezionare con cognizione i rivestimenti, seguendo sì le preferenze estetiche ma anche pensando alla resa, alle performance, alla resistenza, alla realizzazione e allo stile che si vuole raggiungere. Per esempio meglio piastrelle o resina per i pavimenti di casa? Sicuramente oggi i rivestimenti in resina sono altamente versatili, si stendono anche su piastrelle esistenti, non richiedono quindi opere murarie invasive, lunghe e costose e possono avere colori e finish diversissimi. Però ci sono tanti tipi di resina ed è bene soffermarsi su quelle più ottimali. Scopriamo tutto quello che c’è da sapere su resina vs. piastrelle qui.

Pavimenti in resina Infinity Indoor

Tra le varie tipologie di resina ecco che spicca la Infinity Indoor, un prodotto innovativo, altamente performante e che può essere steso con semplicità anche dagli hobbisti.

Questa resina di ultima concezione è eco-friendly, sostenibile perché realizzata con minerali e senza solventi; non ingiallisce nel tempo, non si formano bolle d’aria e non si sfoglia. È senza dubbio la scelta ideale per chiunque e sono tante le nuance disponibili sia per un effetto retrò che ipermoderno.

Meglio le piastrelle o la resina per i pavimenti indoor?

Meglio piastrelle o resina per i pavimenti interni? Questa è una domanda da un milione di dollari. Sicuramente entrambi i materiali hanno notevoli pregi e caratteristiche tecniche degne di nota, ma sono anche diametralmente opposti per più aspetti.

Per esempio la resina offre una maggiore personalizzazione, è infatti possibile creare infinite sfumature, effetti, inserire anche oggetti, particelle quali glitter, loghi e anche utilizzarla come finish su stampe 3D o di paesaggi.

Inoltre la resina assicura un rivestimento a correre, senza fughe, piano e liscio, utilizzabile ovunque e ideale in qualsiasi contesto, ma spesso è difficile immaginare l’effetto finale. Sì, le piastrelle invece, anche se non viste assemblate, hanno un’allure ben definito, concreto, finito già al momento della scelta e poi sono durevoli, utilizzate da anni per le loro alte performance.

Differenza di resistenza tra piastrelle e resina

Diciamo subito che le piastrelle non sono più delicate, ma nemmeno più resistente, di un pavimento realizzato in resina. In generale possiamo affermare che:

  • le piastrelle resistono ai graffi, la resina Infinity Indoor resiste agli urti e per mantenerla bella a lungo bastano semplici operazioni di manutenzione domestica;
  • le piastrelle sono più vulnerabili alle macchie per le loro fughe, la resina Infinity Indoor con finitura in Glass Block no e anzi è impermeabile a candeggina e prodotti acidi e corrosivi;
  • le piastrelle sono altamente igieniche ma nelle cavità delle fughe possono annidarsi sporcizia, batteri, muffe, sulla resina questo non succede.

La versatilità della resina e delle piastrelle per il pavimento

La resina, e la sua posatura, è vista oggi come un prodotto, un rivestimento di tipo artigianale. La posa delle piastrelle invece come frutto di prodotti da lavorazione industriale, ma ciò che distingue questi due materiali è anche altro. Per esempio parliamo di versatilità, non solo stilistica ma proprio di stesura.

La resina può essere stesa ovunque, anche sopra pavimentazioni esistenti e senza la necessità di effettuare lavori di muratura invasivi e costosi. Inoltre la resina la si può stendere anche in zone difficili, su pavimenti dal perimetro irregolare e può proseguire sulle pareti per creare effetti stilistici e scenografici unici.

La scelta della resina in base all’ambiente

Bagno in resina

La resina di tipo Infinity Indoor è anche da preferire nel bagno. Qui i suoi vantaggi rispetto alle piastrelle non riguardano solo i tempi e le azioni preliminari di posa, ma pure lo stile. Per esempio stendendo la stessa a tutta altezza anche il bagno più piccolo sembrerà più ampio, più arioso, sarà più facile da pulire e potrà essere declinato negli stili più vari.

Cucina in resina

Anche in cucina l’igiene è al primo posto e servono rivestimenti che non trattengono le macchie, l’acqua, il vapore, ma che siano difficilmente aggredibili pure da grassi e sostanze acide.

La resina Infinity Indoor con trattamento Glass Block è senza dubbio la scelta migliore e può adattarsi bene a ogni tipo di cucina, in muratura, freestanding, retrò, componibile, e molto altro.

Riparazione cler, interventi d’urgenza professionali e qualificati

Può capitare in qualsiasi momento di trovarsi nella situazione di dover riparare delle tapparelle, saracinesche o cler rotte.

In molti però non hanno ben chiaro cosa indica il termine cler ecco perché abbiamo ideato questo articolo allo scopo di fare chiarezza ma soprattutto per fornirvi i contatti per la riparazione di cler su www.servizioserrande.com in modo da poter risolvere in breve tempo il vostro problema.

A cosa si fa riferimento quando si parla di Cler

In diverse parti del mondo vengono chiamate saracinesche ma in tante altre parti si parla di cler; in particolar modo a Milano se qualcuno pronuncia la parola saracinesca ecco che i commercianti sono soliti rispondere facendo dell’ironia e questo perché in questa città la saracinesca viene chiamata ‘cler‘.

Ma come mai e da dove arriva tale termine?

A tali domande è possibile rispondere affermando che la parola cler deriva nello specifico dal francese éclair.

Proprio questo è il nome con cui si è soliti indicare la marca appartenente alla prima serranda a rotolo che all’inizio del ‘900 è arrivata nella splendida Milano da una delle più belle città al mondo ovvero Parigi.

Come abbiamo affermato precedentemente, quando si rompe la cler, uno dei maggiori portali a cui far riferimento è servizioserrande.com composto da personale qualificato in grado di offrire numerosi servizi quali: riparazione serrande, manutenzione serrande, riparazione cler, sostituzione motore serranda.

Riparazione cler: come avviene

Può capitare di avere la serranda, o cler, della propria attività rotta.

I motivi del guasto possono essere diversi, ma nello specifico, se ne individuano cinque che vengono considerati i motivi più frequenti.

Tra questi vi sono:

  • la rottura della cinghia,
  • il motore bruciato in particolar modo nelle saracinesche elettriche,
  • la rottura dei pomelli di fine corsa,
  • la tapparella fuori guida.

Possono esserci anche altri motivi che possono contribuire alla rottura delle saracinesche oppure semplicemente ad un loro blocco.

Ad esempio, è possibile citare lo sganciamento di attacchi del rullo, la rottura dell’arganello in particolar modo in tapparelle con manovella, la rottura delle stecche.

Costi riparazione saracinesche

A seconda di quello che è il problema che ha causato la rottura della saracinesca ecco che anche il costo da sostenere sarà sicuramente diverso.

Solitamente per poter sostituire i rulli delle tapparelle ecco che il prezzo medio è compreso tra i 120 e i 150 euro.

Per la sostituzione della cinghia la spesa da sostenere sarà compresa tra i 40 e i 60 euro e tra i 150 e i 200 euro invece per la sostituzione del motore nel caso di tapparella elettrica.

È molto importante precisare che se in molte parti del mondo parlare di serranda o tapparella rotta significa fare riferimento alla stessa cosa ecco che al nord Italia non sempre è così.

Ed infatti con il termine serranda si fa esattamente riferimento proprio alle serrande dei box.

Mentre, con il termine tapparella vengono indicati quelle presenti nelle abitazioni.

Il lavoro da svolgere per la riparazione della tapparella o della serranda, a Milano chiamata cler, non è quindi sempre lo stesso e per tale motivo può richiedere l’impiego di diversi tecnici.

Per tale motivo quando si decide di chiedere supporto occorre sempre specificare a cosa si sta facendo esattamente riferimento.

Ma nel caso in cui la cler che si rompe appartiene ad un locale in affitto a chi spetta pagare la riparazione?

Oppure se si rompe la tapparella chi dovrà sistemarla?

Da una parte è possibile dire che solitamente gli interventi di routine sono a carico dell’inquilino ma in ogni caso per evitare problemi ambedue le parti dovrebbero avere un po’ di buon senso.

Se ad esempio il danno si verifica pochi giorni dopo l’ingresso in casa è probabile che era già presente prima e quindi in questi casi a sostenere le spese di riparazione dovrebbe essere il locatore.