The Soul Sailor & The Fuckers – The Effects Of Getting Wilder And Wilder

 “In an enormous red bubble exploding inside your stupid head”

Martedì 20 Novembre al Loop di Perugia si terrà la presentazione di “The Effects Of Getting Wilder And Wilder”, nuovo album dei The Soul Sailor & The Fuckers, prodotto dall’Urban Recording Studio. Un nome straniero per un “prodotto” del tutto Made in Italy, con Simon Francesco Di Rupo (Soul Sailor), compositore, chitarrista e voce del gruppo e I The Fuckers, che nascono nel 2007 con Franz Mara, con al basso Edward Rogers e alla batteria Magic Toad.

Uno dei gruppi perugini che si muove su sonorità e influenze blues degli anni 60, con una svolta più rockettara nell’ultimo disco, che da una lettura personale e soggettiva a un modo di fare musica spesso troppo inflazionato e difficile da argomentare.

L’album si apre con il primo minuto e trentasei interamente strumentale dal titolo: “Seeing the world with Robert Redfords Eyes“, più veloce e ritmato invece il secondo pezzo dal fantomatico titolo: “Wop Bop a Lop Bop a Lop Bam Boom” dall’attacco vagamente Beatlesiano e con forti richiami al blues degli anni 60. Si passa poi da un brano dall’attacco più dolce “Song for the Enemy”, letteralmente “canzone per il nemico”, a un pezzo decisamente più romantico e contenuto nelle sonorità “In the game of Loving” con una delicatissima voce femminile che sembra accompagnare i sogni. Si arriva a “The silence of Ages” attraverso le immagini di paesaggi mai visti, ma con la voglia di continuare ad ascoltare questo Album che sembra un piccolo capolavoro degli anni passati. I “cultori del retrò rock”, così definiti, si difendono bene anche i pezzi dal ritmo ondeggiante, e “Soul Song” ne è l’esempio perfetto. The effects of Getting Wilder and Wilder ha i toni più aggressivi, ma non si discosta troppo dagli altri brani, tutti sembrano seguire una linea logica immaginaria, la loro disposizione è perfetta è l’album non rischia di essere noioso ma fila e trasmette gioia, armonia, tristezza e apatia, come in “You Gotta Let me Know it, Babe”, mentre “When I Miss my Belle” ci riporta indietro nel tempo, ad immagini in bianco e nero, a differenza di “Robert Redfords Reprise” che sembra la colonna sonora di un film di guerra, quando i buoni non sono più tanto buoni.

Aprite le orecchie, immaginate, sognate. Lasciate fare alla musica, quando la musica ci sa fare.

C’est la vie.

 

(Carlotta Tomaselli)

Lascia una risposta