Phinx – Hòltzar

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I Phinx sono sulla via dell’affermazione da parecchi anni, veterani della scena live sia in Italia che all’estero, come dimostrano le loro partecipazioni ad importanti festival con artisti del calibro di A Place to Bury Strangers, Motel Connection e Verdena.

In Hòltzar, secondo album della band, gli ingredienti pregiati abbondano: oscure sonorità elettro-rock e psichedelie varie, senza dimenticare una scia wave ben presente, il tutto ben miscelato. Il disco inizia con un’atmosfera tormentata, fino a “Ministry Of Fog”, pezzo che quasi divide in due il disco e che ci introduce in un ambiente sonoro più cadenzato e rilassato, mettendo in evidenza le due anime dell’album. Hòltzar è un concentrato di elettronica, sintetizzatori, linee di basso imponenti, liriche malinconiche. La parola d’ordine è in assoluto “sperimentazione”, i suoni e i rumori vengono sfruttati in tutte le loro caratteristiche: ricercati anche nella natura stessa e in luoghi esotici come l’India, vengono poi riverberati e distorti così come li ritroviamo nei dodici pezzi che compongono l’album. Batterie, chitarre e voci sono prive di editing e altre modifiche, per rendere il tutto più rumoroso e dark, l’imperfezione delle registrazioni viene in questo caso esaltata e il risultato è eccezionale.

Il disco vede la partecipazione di alcuni nomi importanti del panorama indipendente italiano e internazionale:Not for Animals” vede la collaborazione con l’artista russa/svizzera Ekat Bork; in “Kubla Khan” le rime sono affidate alla crew Reanimation Squad; in “Trolls” l’arrangiamento degli archi è stato composto e registrato da Bologna Violenta;Pach un Khnottn” vede la partecipazione del trombettista Spano e in “The 5th Kingdom Pt.1” troviamo le note di basso di Martino Cuman dei Non Voglio che Clara.

Da segnalare che il tour del nuovo disco vedrà la sua rappresentazione attraverso un’esperienza sonora e visiva pensata per ricreare quel flusso di dettagli e materiali che ha caratterizzato la produzione artistica di “Hòltzar”, risultando una scelta molto azzeccata.

In conclusione, ascoltare questo disco è trovarsi nell’occhio di un ciclone composto da elettronica dura e liriche che ricordano a tratti quelle di Maynard James Keenane i suoi A Perfect Circle, e ancora composto da campionamenti di vecchi vinili e suoni di sintetizzatori analogici: se ne viene fuori con diverse ferite e un certo affascinante smarrimento.

(M. Stella Tavella)

Phinx – Hòltzar

(Irma Records – 2013)

1. Höarn De Hòltzar

2. Deneb’s Map

3. Crystals, Flames And Cities

4. The 5th Kingdom Pt. 1

5. The 5th Kingdom Pt. 2

6. Trolls

7. Ministry Of Fog

8. Music For Minerals

9. Kubla Khan

10. Not For Animals

11. Pach Un Khnottn 

12. The Architect Of The Shapes

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