Fine Before You Came – Quassù c’è quasi tutto

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Il nuovo EP dei Fine Before You Came si intitola “Quassù c’è quasi tutto” e dura complessivamente quindici minuti.
Quindici minuti che ti sembra di vivere sospeso sulla cima di quelle montagne che stanno in copertina – il corpo e le orecchie che fluttuano a mezz’aria, che si scuotono in corrispondenza con le distorsioni della chitarra.
Il cervello che rintocca, in simbiosi con la batteria.
Il cuore questa volta forse non rimane ucciso dal bordo tagliente dei testi, come era stato nei dischi precedenti (penso, banalmente, a “Ormai”, la personale cronaca musicale di una storia finita molto male, o al livore di “SFORTUNA”), ma si incaglia negli spazi sonori che il quartetto disegna.
Per quindici minuti sistole e diastole vanno in battere e levare.
Per certi versi, questo EP è strano: entrambi i brani hanno il respiro epico di quelle canzoni che di solito in un disco hanno l’ultimo posto in scaletta, e non ci sono invece le ritmiche rabbiose che avevano caratterizzato i FBYC in precedenza, che lasciano spazio ad arpeggi e schitarrate che hanno un qualcosa di riflessivo.
Le voci sono come cori nel vento, niente urla.
E i testi sono sempre al plurale, con un che di programmatico.
“Quassù c’è quasi tutto” sa di disco generazionale e non personale.
Pur risultando efficace nel trasmettere questo senso di sconfitta, di sfiga che un po’ tutti noi ci sentiamo pesare addosso, quotidianamente, non credo che sia il lavoro migliore dei FBYC.
La produzione secondo me risulta troppo pulita, e i testi mancano un po’ di mordente.
Ma, come dire, qualcosa arriva. Qualcosa di potente.
Si sente il rumore che fanno i tuoni, prima che scoppi la tempesta.
Aspettiamo fiduciosi il prossimo full-length.

(Giulia Delprato)

Fine Before You Came – Quassù c’è quasi tutto
(La Tempesta, 2014)

1. Angoli
2. Distanze

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