Drunken Butterfly – Epilson

“Epsilon”, quinto album dei marchigiani Drunken Butterfly, è un album difficile, cupo, non immediato.

Si ha la claustrofobica sensazione di essere inghiottiti da un caos totalizzante, all’interno del quale l’evocazione di scenari apocalittici non fa che accrescere il peso di quest’incudine di trentatrè minuti. I Drunken Butterfly scelgono di sperimentare e proporre all’ascoltatore una fitta e pesante base ritmica attraversata da sferzate sonore in cui elettrico ed elettronico si fondano, accompagnata da una linea vocale non dominante, cantilenante ma urlata. Non è semplice illustrare un presunto genere di appartenenza, ma l’enorme lontananza dal pianeta pop è certezza assoluta.

“Epsilon” si apre con i ritmi ossessivi della traccia omonima, all’interno della quale la prima delle critiche alla società contemporanea tocca il tema della manipolazione, citando il 1984 di Orwell : “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”. Si procede con l’oscurità mista a vetro e metallo della macabra “Danza”, per poi toccare di nuovo il rabbioso impegno con “Piccolo Dio” ed il suo disprezzo per la classe politica.

L’album subisce una metamorfosi grazie a “Istanbul”, esperienza strumentale che distende e sorprende, generando un’atmosfera onirica, per poi scivolare in “Risacca”: viscerale abbraccio elettrico/elettronico all’interno del quale si affrontano i rottami dell’amore concluso, forse il pezzo che suscita più coinvolgimento emotivo in chi ascolta. Nelle tracce successive, “Alice” affronta il suo paese delle meraviglie in un’estrema sperimentazione tra ritmi rarefatti ed industrial, mentre nell’apocalittica e tendenzialmente elettronica “Asfalto” si narra di distruzione tra scenari urbani e naturali. Le otto tracce si chiudono con “Cinematic”, gioiellino strumentale che ci trasporta in una dimensione parallela.

La lettera epsilon è il simbolo dell’appartenenza di un elemento all’insieme: in quest’album, a colpire l’orecchio dell’ascoltatore è proprio il caotico ed oscuro insieme, ma la bellezza, l’innovazione, s’incontra nella scelta dei singoli elementi, soprattutto per quanto riguarda gli strumenti utilizzati.

Il trio di Macerata genera un’esperienza coraggiosamente sperimentale ma difficilmente metabolizzabile dal grande pubblico; il trio di Macerata genera un’esperienza difficilmente metabolizzabile dal grande pubblico ma coraggiosamente sperimentale.

(Giada Arena)

Drunken Butterfly – Epsilon
(Irma Records, 2012)

  1. Epsilon
  2. Danza
  3. Piccolo Dio
  4. Istanbul
  5. Risacca
  6. Alice
  7. Asfalto
  8. Cinematic

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