Cosmo – Disordine

images

Ho un pessimo rapporto con quei dischi italiani che, all’uscita, vengono circondati dall’hype: ogni volta che si presenta un disco del genere, me ne guardo bene e ne sto alla larga, oppure mi metto distrattamente a scorrere le tracce per poi scoprire che si tratta della solita roba già sentita. Stavolta, però, ho dovuto abbandonare questa abitudine, poiché all’opera c’è sir Marco Jacopo Bianchi, il visionario fondatore e voce dei Drink To Me, una band che amo particolarmente.

Il nuovo progetto del Bianchi, Cosmo, si vuole discostare dalle tipiche sonorità à la Drink To Me; cambia anche l’obiettivo, che è quello di unire il cantautorato all’elettronica, obiettivo raggiunto in maniera brillante e originale. Citare Jovanotti e gli Animal Collective è d’obbligo: il primo per la forma cantautorale dei testi ed i secondi per il sound folle.

Qui il Disordine c’è solo nel nome del disco. Campionatore e synth alla mano, l’album è un crescendo di ritmi, campionamenti, sample ragionati e inseriti nei momenti adatti, un disco dal gusto retrò e chillwave.
Inizialmente, la scelta di utilizzare la lingua italiana non convince molto, ma questa sensazione scompare alla quarta/quinta traccia del disco: è come sentir cantare un giovane Battiato su una traccia degli Animal Collective, una vera goduria per l’apparato uditivo.

Il disco si apre con “Dedica”, la quale ci fa scorgere l’orizzonte dei brani a venire e che ci dà una prova della buona penna del Bianchi. La seconda traccia dell’album, che è anche il singolo di lancio, “Ho Visto un Dio”, è un interessante delirio. Ciò che impressiona di questo disco è il vortice elettronico impazzito in cui la voce sembra essere immersa, cantando come se niente fosse, come se ad accompagnarla ci fosse solo una chitarra acustica ed un bicchiere di vino.
Altre tracce da ascoltare in loop sono “Wittgenstein”, “Disordine” e “Numeri e Parole”, che ci fa per un po’ tirare un sospiro di sollievo dall’oppressione e dal caos musicale delle tracce precedenti e successive, una pausa di quasi quattro minuti che ci prepara solennemente all’ascolto del resto.

Questo è un disco finalmente fuori moda e fuori da ogni concezione del cantautorato italiano, un esperimento riuscito alla perfezione, un bisogno interiore trasformato in musica ed espresso sotto forma di caos elettronico. Un disco che dà un bel ceffone virtuale a tutti quei malinconici nuovi cantautori. Finalmente arriva anche in Italia un filone che si distacca dai soliti ritmi e si carica di echi internazionali e di sperimentazioni: vi consiglio di ascoltarlo e riascoltarlo, di regalarlo al vostro peggior nemico o di farlo partire al compleanno della nonna, alla faccia dell’hype.

(M. Stella Tavella)

Cosmo – Disordine
(42 Records, 2013)

1) Dedica
2) Ho visto un dio
3) Le cose più rare
4) Wittgenstein
5) Numeri e parole
6) Ecco la felicità
7) Continente
8) Il digiuno
9) Disordine
10) Esistere

Lascia una risposta