Alessandro Fiori – Questo Dolce Museo

Non è semplice analizzare oggettivamente, tecnicamente, un album come Questo dolce museo, seconda creatura generata della carriera solista di Alessandro Fiori, ex frontman dei Mariposa, artista poliedrico in attività dal 1999. Non è semplice perché in queste undici tracce si viene attraversati da una quantità impressionante ed eterogenea di emozioni, ritrovandosi, al termine di esse, con il sorriso sulle labbra ed una lacrima aggrappata alle ciglia.

Mai titolo fu più appropriato: il cantautore toscano ci prende per mano e ci conduce dolcemente attraverso i più intimi corridoi del suo personale museo, mostrandoci un caleidoscopio di frammenti di vita. A tratti si potrebbe addirittura temere di sbirciare un po’ troppo, di essere dei voyeur nei confronti dell’anima dell’autore, così genuinamente messa in mostra; ma l’arte è emozione e Fiori non ha paura di essere artista.

La nostra visita guidata si apre con la delicata “Scusami”, una prima, leggera carezza sul volto dell’ascoltatore, seguita dall’altrettanto lieve “Giornata d’inverno”. Successivamente si scivola dalla spirale di ritmi ed archi di “Ti annunci piangendo” allo splendido romanticismo di “Coprimi”, fino a giungere ad “Il vento” ed “Il gusto di dormire in diagonale”, entrambe sintesi del meglio che il cantautorato italiano abbia saputo offrirci fino ad ora. Notevoli anche i brani successivi, “Mi hai amato soltanto”, “Bambina” e “Via da industria”, ma l’apice emozionale del disco si raggiunge con ”Sandro Neri”: in questo requiem privo di retorica per un amico al quale il disco è dedicato, storia di una vissuta autodistruzione etilica, la voce di Fiori va ascoltata in silenzio, trattenendo il respiro. Il cuore ricomincia a battere sul vagito che apre “Tigre in strada”, brano di chiusura simile ad una filastrocca, uno dei tanti riferimenti all’infanzia probabilmente stimolati dalla neo-paternità dell’artista.

“Questo Dolce Museo” è il più intimista tra i lavori di Alessandro Fiori, un album in cui l’introspezione fa l’amore con la realtà; si entra in contatto con autentica poesia. Nessun esercizio di stile, nessuna autoreferenzialità, ma genuine emozioni trasformate in narrazioni grazie alle quali si sorride, ci si commuove, si ha voglia di osservare il mondo con gli occhi dell’artista. Vien voglia di tornarci più e più volte, dentro a questo dolce museo: non abbiate paura della sindrome di Stendhal.

(Giada Arena)

Alessandro Fiori – Questo Dolce Museo

(Urtovox – 2012)

1. Scusami
2. Giornata d’inverno
3. Ti annunci piangendo
4. Coprimi
5. Il vento
6. Il gusto di dormire il diagonale
7. Mi hai amato soltanto
8. Bambina
9. Via da industria
10. Sandro Neri
11. Tigre in strada

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