Weekly Music Express (ovvero come pescare dalla rete musica non convenzionale) – #6

Odio le band che voglio essere enciclopediche nei loro lavori, che hanno l’arroganza di voler sperimentare senza passare dal via, senza ricercare un proprio sound ma mischiando elementi non sempre compatibili fra loro.

Adoro quelle che hanno un’idea nuova di ricerca sonora, che intraprendono una strada, un concetto e lo portano fino in fondo, bastano poche variazioni su un tema interessante per creare un lavoro notevole.

Gli Austra vengono dal freddo Canada, sono in giro dall’ormai lontano 2009 e mettono perfettamente in pratica quanto scritto sopra.

Il CD d’esordio “Feel It Break” è una suite di 11 variazioni sul genere electro-pop che si riempie di epicità per la completezza dei suoni. Batterie elettroniche che ricordano i New Order circondate da synth celestiali e dolcissimi sono gli ingredienti pricipali; In più la voce della cantante Katie Stelmanis, di un’estensione incredibile, riesce a graffiare senza mai far sanguinare. Il singolo “Lose It” ha la dolcezza di un morso del proprio amante, lascia il segno con passione e fervore romantico e ti fa ignorare ogni dolore.

Sulle le stesse atmosfere giostrano gli On An On, il cui disco d’esordio “Give in” uscirà il 29 Gennaio del prossimo anno. Questi giovani romantici prendono in mano le chitarre elettriche per creare riff semplici quanto innovativi e inserirli su un tappeto di percussioni ovattate e voci disperse e calde.

Il loro singolo “Ghosts” sembra quasi una preghiera, un’esperienza religiosa di pochi minuti intensa e magica che isola e stordisce come una conversione improvvisa e sincera.

Più divertenti e disinvolti sono i My New Favourite Tribe, gruppo inglese che riprende le sonorità indie per mischiarla ad una New Wave di stampo anni ’80. Quando prevalgono le tastiere si ha davvero l’impressione di essere ritornati in quel decennio, ma quando sono le chitarre ad essere protagoniste la band tira fuori una vena energica irresistibile e terribilmente danzereccia.

“Victory Parade” gioca tutta la sua freschezza su una chitarra che ripete non più di 3 note in maniera ossessiva senza essere mai fastidiosa; il ritmo in levare assicura movimenti non convenzionali nelle proprie camerette.

Se qui l’inverno tarda ad arrivare, in Australia l’estate è alle porte e si sente. I Young Men Dead vengono dalla terra dei canguri e ci fanno saltare a suon di percussioni secche e ritmi da derviscio impazzito. Sembra di assistere ad un incontro fra aborigeni coloni, la freddezza della voce europea mischiata ai tamburi più passionali e originali possibili. Ascoltare il brano “My Sister” per rendersi conto della perfetta armonia che si crea.

Più rotondo e modaiolo è il suono di Kate Boy, giovane artista nera di cui si conosce solo il martellante ed ossessivo pezzo ““Northen Lights”. Ritmiche tribali e synth squillanti come trombe sotto effetto di cocaina creano tutti i presupposti per far diventare grande questa giovane artista, sarà interessante osservare come si evolverà la sua ricerca sonora.

(Edoardo Bruno)

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