Weekly Music Express (ovvero come pescare dalla rete musica non convenzionale) – #5

È tremendo quando una band sparisce senza aver pubblicato un Lp, senza lasciare una traccia fisica della sua carriera artistica lasciando che l’inferno di internet si fagociti ogni ricordo. Gli Egyptian Hip Hop nel 2010 si distinsero nel panorama musicale inglese per un singolo, “Red Pitt”, dalla melodia accattivante e dal testo furbetto, per poi sparire nel nulla. Li ritroviamo nel 2012 a sorpresa con la pubblicazione del loro disco di esordio “Good Don’t Sleep” dove ci dimostrano tutta la loro valenza. Un CD fatto di atmosfere esotiche e tribali infarcito di chitarre sospese fra il lisergico e il tragico e voci lontane e disturbanti, come se i Django Django venissero suonati sotto sedativi , il singolo “SYH”, con quel giro di synth semplice e cathcy stordisce e sorprende in maniera perfetta.

 

Su tonalità simili lavorano i Blue Boat, one man band di Oliver Gale giovane studente britannico che nella sua piccola cameretta crea questi piccoli capolavori di Indie pop evocativo e solare. Quando il ragazzo prende il mano la chitarra diventa irresistibile e crea melodie dolci e armoniose, il pezzo “Summer’s Down” ne è la prova schiacciante, se immagino un tramonto su un mare cristallino è questa la melodia che vorrei come sottofondo.

Su atmosfere estive si basa anche tutto il lavoro dei Royal Canoe, band formata da ben 6 membri che mischiano basi hip hop, rock scientifico e indie pop leggero in un frullato omogeneo e perfettamente bilanciato. Hanno all’attivo 2 EP e ogni brano gode di una personalità e di un’originalità invidiabile come se i Vampire Weekend e Peter Gabriel avessero creato un inno comune. “Show Me Your Eyes” in assoluto miglior pezzo.

Più oscuri e misteriosi sono i Wild Cub, trio americano che hanno appena debuttato con l’LP “Youth”. Ascoltare loro è come fare un giro in macchina aspettando l’alba, non sai se vuoi abbandonarti al riposo e riflettere o prendere la giornata al volo e ricominciare a vivere senza sonno.

Si alternano quindi tracce nere e riflessive a brani su cui è impossibile stare fermi e non scatenarsi. “Colour” si inserisce perfettamente in quest’ultima descrizione.

Dalla terra di Albione arriva un ottimo produttore di musica elettronica: Luvian, che mischia basi dub e house a voci femminili passate sul vocoder e incomprensibili. Elettronica da ascolto inadatta totalmente alla pista ma perfetta per analizzare le possibilità artistiche del genere. Il brano “Valley Girl” si apre con un synth tremendamente dolce e continua su un tappeto di percussioni in levare creando un’atmosfera empirica e sospesa, facendoti attendere un esplosione che non avverrà mai.

Cambiando genere e passando all’ R’n’B più classico è ottimo il lavoro di Aluna George, duo formato dalla vocalist Aluna Francis e dal musicista George Reid. La voce, tipicamente nera e calda, della cantante si mischia perfettamente alle basi elaborate e cervellotiche del compositore creando un lavoro solido, preciso e senza sbavature o esagerazioni immotivate. Il singolo “Your Drums, Your Love” ha in più un testo strappalacrime e merita tutto l’ascolto.

Al prossimo venerdì.

(Edoardo Bruno)

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