Weekly Music Express (ovvero come pescare dalla rete musica non convenzionale) – #3

Il freddo alla fine giunse e col suo pugno di ghiaccio ha ridestato i nostri pensieri ancora immersi nella calda estate appena passata. Quale occasione migliore per parlare di musica nostalgica? Quella che ti evoca i vecchi album di foto ormai ingialliti, da sfogliare per non pensare al gelido inverno che ci aspetta. I Poor Moon traducono in musica questo pensiero e con chitarre, viti, frinire di grilli, tramonti e diari ci fanno viaggiare in un’altra epoca. Un folk ispirato e sincero con un cantato che rimanda a Bon Iver ma senza la sua aura di pesantezza. I fischi leggeri del brano “Cloud Below” fanno da perfetta introduzione al loro cd d’esordio titolato come la band.

Sulle stesse atmosfere si pone Franke Rose, ex membra di Dum Dum Girls e Crystal Slits, che nel suo secondo lavoro solista “Interstellar” gioca con synth d’atmosfera e vocoder spinto per farci sognare distanze astrali, non rinuncia però al ritmo e ne è un esempio il meraviglioso singolo “Know Me” in cui fonde i synth celestiali con chitarre pulite e precise mentre la batteria semplice e acuta crea un ritmo irresistibile.

Sono al primo EP ma già si distinguono per personalità, parliamo dei Alba Lua, trio di Bordeaux che riprendono il pop schitarrato alla Real Estate per rievocare il giallo tipico dell’autunno fin dalla copertina del singolo “When I’m Roaming Free”. La dolce voce femminile di Chang Le Franc Gascone si confonde fra xylofoni e campane tubulari e la senszazione di pace bucolica è assicurata.

Più elettrici e cupi sono, invece, i Far Away From Fiji, gruppo danese che ha appena pubblicato 4 canzoni nell’ EP “What Was Lost”. Testi che parlano di immobilità spirituale, come se l’animo fosse sepolto sotto la coltre di neve di Cophenaghen e cercasse un alito di calore per sciogliersi. “Somewhere” è il pezzo più innovativo e coinvolgente, un rumore bianco circonda gli strumenti e la voce ovattata per rendere tutto lontano anni luce.

Con tutto questo freddo bisogna proteggersi e riscaldarsi e quale miglior modo di farlo se non ballando? Gli Hospitality sono Newyorchesi, attiva dal 2007 e quest’anno è uscito il loro cd d’esordio. Mischiano fiati di plastica e chitarre in overdrive in melting-pot semplice e divertente, senza grandi pretese ma dal sicuro effetto. “Betty Wing” è il pezzo più sbarazzino e frivolo (nel senso buono del termine).

Con l’electro-pop (termine che vuol dire tutto e nulla) concludiamo la nostra rubrica parlando dei Sun Airway, gruppo che ha avuto l’onore di aprire tutte le date americane di M83. Mischiano elettronica, atmosfere tropicali e shoegaze con una semplicità disarmante. Hanno appena fatto uscire il disco d’esordio “Soft Fall” con uno dei singoli più belli dell’anno: “Close” che parla di un’amore che doveva essere coltivato di più, della maggiori attenzioni che dovevano essere riposte nel rapporto uomo-donna, senza poi invocare un avvicinamento stentato.

Al prossimo venerdì

Edoardo Bruno

Lascia una risposta