Heavy Metal (Is The Law) – #8

altthumb

Aprile dolce dormire. Meno male che, con una primavera ormai nel vivo, il metal non dorme mai e nel suo universo continuano ad apparire produzioni degne di nota che Heavy Metal (Is The Law) vi segnala caldamente, qui su Radio Bombay.

Cliccate sul titolo dell’album per un link YouTube correlato.

Partiamo da un mondo che i lettori della nostra rubrica conoscono essere vicino a quello metal: l’hardcore. Più volte vi abbiamo segnalato dischi hardcore o altri di band metal che strizzano l’occhio a questo genere. I Deez Nuts, dall’Australia, rientrano tra i migliori esponenti di un hardcore sincero e diretto, che guarda tanto alla vecchia scuola newyorchese (Madball über alles) quanto a un certo hip/hop senza compromessi (del cui retaggio sono presenti diversi skit). “Bout it”, dopo l’interlocutorio “This One’s For You”, è il piatto migliore da servire sulla tavola di un ascoltatore che vuole solo cori potentissimi, riff su cui scapocciare con ignoranza e animo festaiolo. Buono, onesto e saporito come il cibo di una vecchia osteria malfamata.

Amati o odiati senza vie di mezzo, tornano allo scoperto gli inglesi Bring Me The Horizon, venuti fuori qualche anno cavalcando l’ondata metalcore allora estremamente in voga, pubblicando un nuovo album, “Sempiternal”, ancora una volta destinato a dividere il pubblico. A differenza di tanta gente che parla di loro senza averli mai ascoltati, prendendo posizione basandosi esclusivamente sul loro look o sul loro pubblico, noi abbiamo voluto approfondire il nuovo disco, scoprendo una band finalmente maturata e capace di cogliere sfide, spesso vincenti. L’entrata di Jordan Fish alle tastiere ha portato una ventata di aria fresca, riuscendo ad accrescere in modo esponenziale quegli arrangiamenti orchestrali ed elettronici già apparsi sul precedente “There Is A Hell…” e rendendoli più credibili. Il risultato finale è un album di buonissima fattura, che si lascia ascoltare più volte senza annoiare. Non fatevi frenare dal ciuffo emo o dalle ragazzine adulanti e ascoltate “Sempiternal”, potrebbero essere tre quarti d’ora intriganti.

Spazio ora al metal di casa nostra. Per fortuna la scena italiana continua a produrre band interessanti, spesso ingiustamente relegate ai confini patri.

Partiamo da un nome storico del progressive/power, i DGM, finalmente forti di una line-up stabile (si spera) e freschi d’uscita con “Momentum”. L’ultima opera è davvero un disco ottimo, che rischia seriamente di salire sul trono del loro miglior album di sempre. Tecnica sopraffina, songwriting efficace e piglio internazionale. Validissima realtà che non può assolutamente essere ignorata.

Dal Veneto debuttano i Vallorch, band che va a infoltire il ricco panorama folk-metal nazionale, campo nel quale abbiamo solidissimi punti di forza. Nonostante una produzione che non sempre rende onore ai ricchi arrangiamenti e sebbene ci siano ancora alcuni ingenuità tutto sommato pronosticabili per una band all’esordio, “Neverfade” è davvero un album più che buono e che, soprattutto, conferma le proprie qualità ascolto dopo ascolto. Varietà strumentale e di influenze, per un gruppo da cui pretendiamo in futuro grandi cose.

Ci spostiamo in Emilia per il debutto dei modenesi Unbirth i quali, con “Deracinated Celestial Oligarchy”, contribuiscono a scrivere un’interessante pagina nel mondo death metal italiano sempre più florido. Suoni ben assestati ma soprattutto scelta di ritmi ottima, con sfuriate incredibili, stop & go e mid-tempo che denotano una maturità compositiva non indifferente.

Chiudiamo con un importante ritorno in chiave black metal, quello degli Athanor con “Darkness, Hate and Cosmic Holocaust”, dopo anni dal precedente album, ormai datato 2007. Black metal vecchia scuola, senza fronzoli e senza synth, per brani dalla struttura tanto semplice quanto incisiva. Peccato per un minutaggio eccessivo: certe volte sarebbe meglio puntare solo sulla qualità e non anche sulla quantità.

Al prossimo mese, metallari.

STAY HUNGRY. STAY METAL.

(Livio Ghilardi)

Lascia una risposta