Heavy Metal (Is The Law) – #7

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Dopo poche settimane di pausa, torna il consueto appuntamento con la musica metal su Radio Bombay: Heavy Metal (Is The Law). Nuovo mese, nuove emozioni con le ultime uscite più interessanti provenienti dal panorama musicale più estremo, tra graditi ritorni, sorprese inaspettate e nuove promettenti realtà.

 

Erano stati dati per morti da più parti, i Soilwork. Ottimi album a inizio di carriera, poi da “Figure Number Five” del 2003 un certo appiattimento che, se da un lato è corrisposto a una ricerca di nuovi elementi sonori, dall’altra ha visto una stagnazione qualitativa per certi versi preoccupante, per fortuna senza rasentare mai oscenità e banalità. “The Living Infinite” è una sorpresa. Una meravigliosa sorpresa. Stiamo parlando di un doppio album (20 tracce) col quale gli svedesi ambiscono a riprendersi lo scettro del melodic death metal. Riuscendoci. Nonostante l’uscita del nuovamente defezionario Peter Wichers, uno dei principali compositori, la band si è rimboccata le maniche e ha realizzato un album coraggioso e di qualità altissima. Ritornelli mai banali, soluzioni ricercate, il coraggio di premere sull’acceleratore al momento giusto e di rallentare quando opportuno, tecnica sopraffina e ricca. Un plauso al nuovo chitarrista, David Andersson, il cui gusto ricorda i migliori guitar-heroes. E chi se l’aspettava un ritorno così?

Brano consigliato: “Tongue”

La Grecia se la sta passando male, malissimo. Per fortuna, da un posto di vista musicale, gli alfieri del black metal greco, i Rotting Christ, continuano a produrre ottimi album. Magra consolazione per i greci, ma tant’è. “Kata Ton Daimona Eaytoy” è il nuovo disco della band di Sakis Tolis. Un album convincente, epico, vario e ricercato, che ha il solo difetto di non differenziarsi troppo dagli ultimi lavori della band (tra i quali il capolavoro “Theogonia”). Un percorso di consolidamento del proprio stile, che resta originale e riconoscibilissimo tra mille. Come sempre, i Rotting Christ curano molto la varietà dei testi, soprattutto a livello contenutistico. Su “Kata Ton Daimona Eaytoy” troviamo riferimenti a culture diversissime tra loro, da quella mesopotamica a quella slava, passando per Centro America e ovviamente la Grecia. Non sarà un lavoro particolarmente nuovo, ma di riff così massicci, di epicità non scontata e di dischi godibili dall’inizio alla fine se ne sente sempre il bisogno.

Brano consigliato: “Grandis Spiritus Diavolos”

Una ricerca contenutistica parallela a quella dei Rotting Christ può trovarsi nel secondo disco dei belgi Saille, intitolato “Ritu”. Il debutto “Irreversible Decay” (2011) aveva già lasciato presagire buonissime qualità per il sestetto delle Fiandre, autore di un black metal di stampo sinfonico molto ricco e curato negli arrangiamenti. Il nuovo disco non è solo una semplice conferma, ma rappresenta un nuovo approdo nella ricerca di uno stile personale. Missione compiuta, in quanto la maturazione compositiva dei Saille emerge chiaramente dalle note delle nove tracce presenti in “Ritu”. La varietà di tradizioni e culture affrontata nei singoli brani si ritrova anche e soprattutto nelle influenze musicali che toccano ogni pezzo. Esempio lampante ne è “Sati”, ricca di atmosfere di chiaro stampo orientale. Un manuale di geografia e folklore fatto album. Da non perdere.

Al prossimo appuntamento, metallari e non.

STAY HUNGRY. STAY METAL.

(Livio Ghilardi)

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