Heavy Metal (Is The Law) – #2

Heavy Metal (Is The Law) giunge al suo secondo appuntamento per riempire le vostre orecchie di sano metallo pulsante, sia che siate neofiti del genere, sia che siate ascoltatori duri e puri, sia che siate metallari non praticanti in crisi d’astinenza. D’altronde, semel metaller semper metaller.

Tra le ultime uscite che il ricchissimo panorama metal ci offre in questi mesi, sicuramente il nuovo album dei Deftones merita un posto di primo piano. La band di Sacramento, nata e affermatasi nel periodo in cui il nu-metal la faceva da padrone (siamo nella seconda metà degli anni Novanta), si è sempre distinta come una delle realtà più originali e anomale di quel canovaccio, vuoi per una grande varietà stilistica, vuoi per la voce stupenda ed inimitabile di Chino Moreno. “Koi No Yokan”, nuova fatica del gruppo e secondo disco senza lo storico bassista Chi Cheng, ci restituisce una band incredibile, capace di sintetizzare in un unico disco il chiaro e lo scuro della vita. Tra sfuriate violente e momenti più intimisti, un’opera omogenea nei suoi intenti e uniforme qualitativamente. Chapeau.

Brano consigliato: “Rosemary”.

 

In Italia, nonostante un certo provincialismo e una certa difficoltà a scostarsi dal seminato, è possibile trovare realtà musicali di tutto rispetto. A Roma, ad esempio, ci sono i Lento. “Anxiety Despair Languish” è un disco che non si pone confini. Post-metal, ma non solo. Una produzione strabiliante rende quanto mai fluido l’ascolto dell’album, nonostante la proposta non sia certamente delle più accessibili. Originalità ed equilibrio per una band che, giunta al quarto album, ormai non ha nulla da invidiare a nessuno. Tre chitarre robuste che alternano soluzioni deflagranti a stacchi epicamente intimi. Come far sembrare semplice una ricercatezza sonora da paura.

Brano consigliato: “Anxiety Despair Languish”.

Da Liverpool arrivano i Black Magician. Dietro un nome abbastanza standard per una band metal si nasconde una delle realtà più sincere e intriganti che la terra d’Albione ci abbia proposto negli ultimi tempi. “Nature’s The Devil Church” si muove spinoso tra heavy, prog e doom, con un organo Hammond che mette i brividi per quant’è cupo. Liam Yates, poi, ha una voce che entra nelle viscere più profonde dell’animo e ne tira fuori i sentimenti più tenebrosi e, perché no, sensuali. Per un’oscurità tutta inglese, tra folklore e humour nero.

Brano consigliato: “Full Plain I See, The Devil Knows How To Row”.

Nella prima uscita di Heavy Metal (Is The Law) si è parlato degli svedesi Witchcraft. Su coordinate simili si pongono i The Graviators, orgogliosi di suonare hard rock settantiano, né più né meno, con una rara capacità di essere attuali e mai anacronistici. “Evil Deeds” è l’incontro perfetto tra le diverse anime dei Black Sabbath, il doom sopraffino e mai abbastanza lodato dei Pentagram e certi Iron Maiden meno irruenti. Classe da vendere, per una band che si è formata solo 3 anni fa e che già si candida al podio di miglior uscita doom dell’anno.

Brano consigliato: “Evil Deeds”.

Fare un salto in Germania è sempre piacevole, soprattutto quando parliamo di thrash metal. Sodom, Kreator, Tankard e Destruction sono i nomi sacri di una scena che ha saputo fare da degno contraltare a quella americana, senza avere altrettanto successo, anche a causa di momenti colpevolmente interlocutori. Per niente interlocutorio, fortunatamente, è il nuovo album dei Destruction, “Spiritual Genocide”. Dopo lavori un po’ mediocri, finalmente un disco ben fatto che, pur non inventando nulla, ci presenta Schmier & co. in forma decisamente smagliante, lontana dagli acciacchi che sembravano averne minato l’incedere alla soglia dei 30 anni di carriera. Riff tritaossa, ritmi incalzanti e una voce che granitica è dir poco per un platter all’altezza del nome dei Destruction, nonostante un singolo apripista, “Carnivore”, leggermente sottotono rispetto al resto. Bentrovati.

Brano consigliato: “Legacy of the Past” (con Gerre dei Tankard e Tom Angelripper dei Sodom).

In chiusura, spazio al metal del passato: Iron Maiden, “Seventh Son Of A Seventh Son”. Nient’altro da dire. Andate a riascoltarlo, dall’inizio alla fine, perché fa bene alla testa e allo spirito. Qualora, malauguratamente, non lo conosceste, RECUPERATELO. Un capolavoro imprescindibile di una band imprescindibile.

A risentirci tra due settimane,

STAY HUNGRY. STAY METAL.

(Livio Ghilardi)

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