Heavy Metal (Is The Law) – #1

Da oggi si inaugura una nuova rubrica su Radio Bombay: Heavy Metal (Is The Law). Come si può facilmente evincere dal titolo (ispirato ovviamente all’omonima canzone dei tedeschi Helloween), questo spazio sarà dedicato a tutte le novità discografiche di ambito metal, cercando di ricomprendere quanti più sottogeneri possibili del variegato panorama estremo, senza dimenticare alcune chicche meno conosciute e i grandi classici del passato. Il tutto a cadenza quindicinale, il primo e il terzo mercoledì di ogni mese.

 

È da poco passato Halloween. Al di là dell’opportunità o meno di festeggiare una tradizione così lontana dai nostri confini patri, è ormai scontata l’abbondanza di pubblicazioni metal con l’appropinquarsi della festività più occulta dell’anno. Puntualissimi come sempre (manco fossero svizzeri), ecco un nuovo lavoro degli inglesi Cradle of Filth, la cui musica e le cui atmosfere sono intrinsecamente legate al mondo gotico e occulto (ma pacchiano quanto basta). The Manticore and Other Horrors segna un abbandono parziale della forte componente orchestrale e sinfonica che aveva caratterizzato le ultime pubblicazioni della band. Maggiore spazio a riff di chitarra thrashy, che assumono connotati death e addirittura hardcore in molti passaggi del disco. Siamo lontani dai fasti symphonic “black” di “Dusk… and her embrace” e più vicini ai pochi fronzoli di dischi come “Nymphetamine” e “Thornography”. Ai posteri la sentenza sulla validità della scelta per la quale Dani Filth e soci hanno optato.

Sempre dalla cara Albione tornano i My Dying Bride, capostipiti del death/doom di stampo gotico insieme a Paradise Lost e Anathema. Se queste ultime due formazioni col tempo hanno sviluppato la loro proposta in modo vario, portandola anche ad approdare in altri lidi sonori, al contrario la Sposa Morente è sempre rimasta saldamente attaccata ad atmosfere decadenti, oscure e dal gusto decisamente raffinato. A Map Of All Our Failures ci ripropone i ritmi cadenzati con cui Aaron Stainthorpe e compagni ci hanno viziati, sui quali si innestano partiture di violino e di tastiere che confermano la grandeur poetica di una band che sa essere epica, languida, romantica e cupa quanto basta per poter accompagnare i prossimi mesi invernali.

Dalla Scandinavia arriva sempre metal sensazionale. I norvegesi Enslaved hanno appena pubblicato RIITIIR, ulteriore tassello di una carriera straordinaria che ha saputo regalarci veri e propri capolavori. La nuova fatica degli scandinavi spinge ancora più in là il percorso musicale che la band ha sapientemente intrapreso nell’ultimo. Partendo da inizi caratterizzati da un black metal fortemente nordico, Grutle e soci hanno saputo sviscerarne l’anima e rivitalizzarla con una forte componente progressive e tanta carica psichedelica. Brani lunghi e vorticosi che riescono sempre a mantenere viva l’attenzione. Come suonare metal sapendo recepire influssi esterni e senza snaturarsi. Fondamentali.

Rimanendo in Scandinavia, è uscito ormai da più di un mese ma merita a ragione di essere segnalato il nuovo album degli svedesi Witchraft, intitolato Legend, a distanza di ben cinque anni dall’ultimo lavoro in studio. Un disco che riconferma il gruppo di Örebro come punto fermo in quel novero di band che ha fatto dei Black Sabbath, del buon vecchio stoner/doom e della psichedelia rock i propri capisaldi. Riff vigorosi ma sempre ben ponderati che si caricano di epicità, senza aver mai paura di suonare troppo retrò o vintage. Perché, diciamocela tutta, il buon vecchio rock non muore mai, sia che venga suonato da chi ha contribuito a creare il genere, sia che venga offerto alle nostre orecchie da giovani talenti scandinavi.

Facciamo un salto in Francia, dove i Gojira sono ormai esponenti di spicco, e non solo per aver aperto più volte ai Metallica. L’Enfant Sauvage è un disco imprevedibile, dalle mille sfaccettature, com’era lecito aspettarsi. Brani ipertecnici, con partiture ripetitive eppure mai noiose e perennemente in bilico tra progressive, death e un sano tocco groovy che tanto ci piace. Tra Tool, Meshuggah, Opeth, i lavori solisti e non di Devin Townsend e Lamb Of God, ma mai e poi mai derivativi. Un vero e proprio toccasana.

Oltreoceano il grind continua a vivere e lottare insieme a noi. Book Burner dei Pig Destroyer è un lavoro a dir poco gradito. Maggiore ruvidezza, meno ponderatezza e ignorantissime schegge impazzite tramutate in musica che sfidano ogni legge fisica. Un album da headbanging continuo e da pogo selvaggio e violento. Senza paura di far male. Senza paura di farsi male. All’insegna di una schizofrenia sonora a dir poco inaudita.

In conclusione, una band di un passato nemmeno troppo lontano da andare a (ri)scoprire: i mai abbastanza lodati The Blood Divine, band inglese che ha svolto il suo percorso musicale nel triennio 1995-1998 e che vedeva in formazione ex dei Cradle Of Filth e Darren White, primo cantante degli Anathema. Rise Pantheon Dreams è una raccolta esaustiva che permette di analizzare le sorti sonore di un gruppo che del gothic/doom fece il proprio marchio di fabbrica, innestando elementi rock di chiara derivazione Seventies e sparuti momenti impazziti di stampo quasi hardcore. Non avranno fatto la storia, ma non possono essere lasciati a marcire in un dimenticatoio immeritatissimo.

A mercoledì 21, metallari e non.

(Livio Ghilardi)

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