L’Umbria che spacca – Il Live Report completo

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Foto di Filippo Nannarone

A cura di Emanuela Mercuri

Si è conclusa sabato scorso la terza edizione de L’Umbria che Spacca, il festival dedicato alle svariate realtà musicali presenti sul territorio umbro. Ben 17 gruppi hanno calcato il palco della manifestazione situato nella suggestiva cornice di San Francesco al Prato, in pieno centro storico. Anche quest’anno, l’associazione culturale Roghers Staff in collaborazione con il Comune di Perugia ha regalato a tutti i presenti un evento totalmente gratuito finalizzato alla promozione della scena musicale locale. Reduce dai successi delle precedenti edizioni, gli organizzatori hanno inoltre proposto una line-up comprendente uno dei gruppi più accreditati del panorama musicale nazionale, i Verdena, e una serie di aftershow presso il CentoDieci di Perugia.

GIORNO 1: giovedì, 2 Luglio

Ad aprire il festival sono stati i finalisti del concorso Unimusic Live 2015 promosso da Radiophonica e dall’ente Adisu: il Trio Alétheia ed il chitarrista Janko Jovanovic per la sezione Cover e Gli Esperimenti di Selenia e gli Elephant Brain per la categoria Autori. Una mezz’ora l’uno che funge da vetrina per dei giovani artisti emergenti al ritmo di sonorità rock e distorsioni suggestive.

La serata prosegue con la nota band perugina The Soul Sailor & The Fuckers che, attraverso suoni psichedelici ed elementi brit-rock, fa da colonna sonora ad un magnifico tramonto su uno dei luoghi più incantevoli di Perugia.

È il turno poi degli Sficatz, gruppo rockabilly che scalda appieno l’atmosfera facendo saltare tutto il pubblico scalzo sul prato sottostante al palco, e degli Heavy Wood, la band headliner di questa prima giornata. Rob Cavallo, Nate Kantner e Frank Pellicani conducono gli spettatori in un mondo attraversato da sonorità hard folk e da accenti americani in cui volteggiare su sé stessi lasciandosi trasportare dall’energia esaltante della band.

GIORNO 2: venerdì, 3 Luglio

Inizia verso le 20.30 questa seconda giornata del festival con Blue Dean Carcione: in solitudine sul palco una meravigliosa voce graffiante inizia ad intonare le note di Do Lord, Remember Me allietando un pubblico stanco dal caldo estenuante della giornata. Una piacevolissima esibizione in acustica e brani a cappella al fine di suscitare quiete, distensione e riflessione ben sposandosi con l’evocativo ambiente circostante. Si passa poi a Time to pretend degli MGMT mentre il prato comincia ad affollarsi pian piano e si conclude con Tainted Love, I Wanna Be Sedated dei Ramones e You never Can Tell di Chuck Berry.

Un’atmosfera riscaldata eccellentemente che lascia spazio agli attesissimi headliner della serata, i Verdena. In esclusiva regionale, la band ha optato proprio per la location di San Francesco al Prato per la tappa del tour estivo lasciando fan e non in fremitante attesa sin dal primissimo annuncio della data. Era, dunque, più che prevedibile l’ondata di persone infervorate che si è ritrovata ad acclamare il gruppo venerdì scorso.

Il buio sul palco e una piacevole brezza danno modo di ripensare con un sospiro di sollievo al concerto della band lo scorso aprile presso l’Urban Club quando il caldo asfissiante non permise al pubblico di godere appieno di ogni sfumatura delle due ore e mezza di esibizione. Anche questa volta, i Verdena salgono sul palco, leggermente in ritardo, sulle note di Ho una Fissa seguita da Un po’ esageri e Sci Desertico presenti nell’ultimo album Endkadenz vol.1. Ritorno all’album WOW con Loniterp, urlata a squarciagola sin dal suo riconiscibilissimo attacco. Luci, riflessi e venature elettroniche in un’esplosione più che suggestiva in Derek e il climax emotivo di tutti i presenti in Puzzle. Immancabili Trovami un modo semplice per uscirne e Muori Delay e il caos generale sulle note di Valvonauta. Infine un encore evocativamente malinconico e quasi rassegnato, attraverso il Caos Strisciante, 40 Secondi di Niente e Funeralus come degna conclusione di un’esibizione che lascia soddisfatti nella perfetta compresenza di energia, dedizione, immagini, distorsioni e suggestioni che Roberta, Alberto e Luca sono in grado di regalare al proprio pubblico ad ogni concerto.

GIORNO 3: sabato, 4 Luglio

Inizia alle 18.30, sotto un sole estenuante, il terzo ed ultimo appuntamento dell’Umbria Che Spacca con i Lucy van Pelt, band alternative rock in grado di alzare la temperatura, già di per sé più che alta, della giornata. Nel frattempo il pratino di San Francesco inizia a riempirsi di giovani entusiasti al ritmo del garage rock dei Balefullies. Si cambia totalmente genere con il gruppo successivo, gli Zero Call: di pari passo con l’inizio del tramonto, la band ci conduce in una dimensione introspettiva dettata da sonorità new wave e leitmotiv elettronici in cui i synth la fanno superbamente da padroni. Si torna a ritmi prettamente ska con le Idi di Maggio, provenienti da Gubbio, che inizia la propria esibizione con il brano Il Paese delle Meraviglie.

È sera, l’aria si fa più piacevole ed inizia ad arrivare sempre più gente di tutte le età: è il turno dei folignati GattuZan, reduci dalla pubblicazione del doppio album d’esordio Dolce Vita, tra atmosfere psichedeliche e pezzi più che energici. Concludono al meglio il festival prima i The Mighties e, successivamente, gli headliner Francine & The Boomers. Si torna dunque a saltare e a regalare sorrisi come se non ci fosse un domani: i ragazzi sono spensierati, i bambini altrettanto divertiti e le famiglie più che incuriosite mentre Emiliano e Bernardo sono in preda al proprio stage diving. Perfetta conclusione per tre giorni all’insegna della qualità musicale e della leggerezza d’animo con i Francine & The Boomers che, tra rockabilly, swing boogie ed una voce calda e meravigliosa quale quella della frontgirl Francine, ci fanno danzare in una profusione di energia contagiosa e disinteressata. Tutto lo staff sul palco al ritmo del jingle realizzato per quest’edizione del festival: emozione, gratitudine e condivisione per una manifestazione che è destinata a confermarsi ulteriormente come una meravigliosa realtà del nostro territorio.

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