Live Report: The Thermals @ Circolo degli Artisti, Roma

The+Thermals+Fisheye

Quando non ho nulla da fare, mi diverto a catalogare le tipologie umane che affollano la fantomatica “scena indie”. Una di esse, forse la mia preferita (o la mia?), è quella dei “Duemilasette”. I Duemilasette sono i frangettone-muniti che usavano MySpace per scoprire nuova musica, devono ogni scelta estetica a Pete Doherty, hanno assistito a nascita e morte di band come i Klaxons ed i Bloc Party, ripensano con nostalgia ai tempi in cui l’underground non stampava flyer degni della Milano Fashion Week e rigettano come la peggiore delle sciagure qualsiasi evoluzione in hipster.

Uno dei dischi sacrosanti per buona parte dei Duemilasette è “The Body, the Blood, the Machine”, capolavoro degli statunitensi The Thermals, pubblicato dalla leggendaria etichetta Sub Pop nel 2006. Ed è con questo mood colmo di entusiasmo da quattordicenne che mi dirigo verso il Circolo degli Artisti, in un calmo mercoledì sera autunnale che mi concede perfino di trovare parcheggio di fronte al locale (ve lo giuro, è successo davvero).
Mi guardo intorno: il pubblico è composto da appassionati facilmente individuabili dai loro skinny jeans ed intenditori insospettabili, in quanto somiglianti a camionisti e/o mio padre. Inoltre, la sala è piena di Erasmus nordeuropei, reduci dalla proiezione de “La vita è bella” avvenuta poco prima ed armati di zainetti, probabilmente ignari di ciò che sarebbe successo di lì a poco.

I primi a salire sul palco sono i Ghost to Falco, anch’essi statunitensi. Buoni musicisti dotati di ispirazioni di qualità, un po’ post-punk ed un po’ Kings of Leon, ma il loro live perplime in quanto è difficile collocarli in un unico genere, non mordono e, in più di un passaggio, sembra che le sperimentazioni non portino da nessuna parte. Peccato.
Poi, ecco arrivare il momento dei Thermals. I tre di Portland regalano al pubblico presente un live di straordinaria energia, venti pezzi serratissimi in cui non c’è spazio per alcuna pausa: si passa dagli estratti dell’ultimo album “Desperate Ground”, uscito a marzo per la Saddle Creek Records, a molte altre tracce selezionate all’interno della loro ricca discografia (“The Body, the Blood, the Machine” incluso, ovviamente), senza dimenticare la splendida “How we know”, contenuta in “Fuckin A”. Il punk-rock dei Thermals, nonostante un problema tecnico che tiene il volume della voce inspiegabilmente basso, diverte, coinvolge, intriga gli spettatori grazie all’impeccabile presenza scenica di Kathy, Westin e Hutch -che sul palco ricorda vagamente un giovane Federico Fiumani. La conclusione del loro show getta nello sconforto i presenti, che chiedono a gran voce un bis: non tarderà ad arrivare.

Esco dal Circolo sentendomi proiettata nel mio 2007 caratterizzato da All Star bucate e primordiale attitudine punk. Più tardi, mi ritroverò a chiacchierare con Westin, l’adorabile batterista, e quest’ultimo mi chiederà come mai Berlusconi abbia governato così a lungo: una cosa che avrebbe potuto chiedermi anche nel 2007, insomma.

(Giada Arena)

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