Radio Bombay intervista Il Traffico dei Pinguini

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1-Lo strano fenomeno che avvolge la scena indie italiana si fa sempre più curioso: dopo I Cani, i Gazebo Penguins, L’Orso, se vogliamo I Serpenti, ora anche Il Traffico dei Pinguini. Come mai avete scelto questo nome?

In realtà il nome è nato più che scherzo che per altro: inizialmente avevamo pensato a “il Traffico” e basta. Però poi i nostri amici tirarono fuori proprio questa storia dei nomi degli animali e alla fine ci siamo trovati con questo nome.

2 – Il vostro è un vero e proprio esordio, Radio Bombay vi ha conosciuto all’interno di una manifestazione che ha come obiettivo quello di promuovere band emergenti, per l’appunto: Un palco per tutti. Quante opportunità può avere una band di farsi strada nella scena attuale?

Le opportunità sono tantissime e internet ha moltiplicato all’inverosimile le possibilità di farsi sentire. Ovviamente non stiamo dicendo nulla di nuovo, di sicuro però internet non basta: si possono avere migliaia di fan su Facebook, ma se poi non si suona dal vivo il più possibile e nei posti più diversi tutti i “like” diventano più che altro uno specchio per le allodole abbastanza inutile.

3 – Siete attivi, come si diceva, da pochissimo, all’incirca da un anno. Siete partiti proponendo pezzi che prendevano forma in una dimensione del tutto acustica con strumenti che vi servivano allo scopo, come l’ukulele ed il cajon, ora avete deciso di sostituire al cajon la batteria e di introdurre una chitarra elettrica, state ancora testando la vostra formazione?

Il cambio di formazione è stato determinato dal fatto che il nostro cajonero si è trasferito a Torino per gli studi. A quel punto abbiamo cercato qualcosa che potesse darci nuovi stimoli e aprire possibilità sonore diverse, senza creare “doppioni ritmici”. La formazione al momento è stabile ma nulla vieta l’ingresso di altri strumenti, fortunatamente lo stile che facciamo ci permette di “sfumare” con facilità i toni di base.

4 – Tra le altre cose avete fatto anche una cover de L’Orso, da quello che ho potuto sentire raccogliete molto dalla nuova scena indie italiana, quali sono gli artisti attuali che stanno collaborando alla vostra formazione, chi vi influenza in tal senso?

La cover del L’Orso la facemmo come una sorta di piccolo omaggio in una sera in cui dividevamo il palco con loro ai quali siamo legati da un buon rapporto di amicizia. Di certo uno approccio un po’ naïf agli arrangiamenti come quello dell’Adolescente ha caratterizzato anche i nostri primissimi pezzi. Ora una vera e propria influenza non esiste, e non potrebbe essere diversamente: siamo cinque e non ascoltiamo gli stessi gruppi ne tantomeno proveniamo da esperienze musicali simili. Probabilmente questa è un’arma in più: cerchiamo di volta in volta la soluzione che meglio si sposa al pezzo a cui stiamo lavorando, pescandola dai nostri ascolti.

5 – Alcuni dei vostri pezzi sono scritti in inglese e altri in italiano, anche qui sembra che stiate testando il modo migliore per esprimervi.

I pezzi in inglese ormai li consideriamo un refuso dei primi mesi in cui provavamo a fare musica e probabilmente non avevamo ancora il coraggio di farci ascoltare in lingua originale.

6 – State pensando di fare un disco?

Sì, a breve entreremo in studio di registrazione per registrare il nostro primo ep. Non sappiamo quando sarà pronto perché il primo lavoro è una cosa delicata, che deve essere un punto di tutto quello che abbiamo fatto, ma soprattutto qualcosa da cui ripartire immediatamente e per questo vogliamo prenderci tutto il tempo necessario per combinare qualcosa di buono.

(Monica Terenzi)

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