Radio Bombay intervista i Turing

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1. Chi sono i Turing?

Quattro musicisti – Luca Di Piramo (voce, chitarra, armonica, testi), Pierpaolo Ribera (chitarra), Alberto Balestra (basso) e Matteo Mauro (Batteria) – provenienti da esperienze e percorsi differenti come spesso accade nel multiverso a n dimensioni che è il rock. Quattro ragazzi che però si sono incontrati, trovando sin da subito una particolare affinità e su questa stanno lavorando per creare qualcosa che continui a nutrire il proprio entusiasmo e quello di tutti coloro che avranno voglia e curiosità d’ascoltare.

2. I believe that at the end of the century the use of words and general educated opinion will have altered so much that one will be able to speak of machines thinking without expecting to be contradicted. – Alan Turing. È allo scienziato dal noto triste destino, Alan Turing, che s’ispira il nome della vostra band. Cosa hanno in comune Pierpaolo, Alberto, Matteo e Luca con il pensiero di A. Turing?

Il nome è uscito dal mazzo in modo fortuito ma non senza senso. La storia inizia con il bassista, Alberto Balestra, che è venuto a conoscenza, ascoltando una trasmissione alla radio, della singolare biografia di Alan Turing, proprio nei giorni in cui il gruppo si stava prendendo forma. L’abbiamo scelto per la sua eufonia; per il fascino e la carica rock di ciò che ha fatto Turing, a dispetto del suo apparire per il gusto moderno incondizionatamente nerd, infatti, studiare la mente umana proponendone un modello basato sull’ossimoro che sta nel progettare una “macchina pensante” è qualcosa in grado di generare una spaccatura di importanza e significato epocali per il mondo in cui oggi viviamo. La musica dei Turing è un omaggio al potere rock della contraddizione.

3. Turing è il vostro primo EP a solo un anno di distanza dalla vostra nascita. Complimenti! Qual è il motivo-guida che vi ha ispirato, se ve n’è uno?

L’unico motivo-guida che ci ha permesso di registrare i brani dell’EP non ha caratteristiche definite, si tratta molto più semplicemente degli effetti dell’alchimia fra musicisti che a volte capita di sperimentare e che è un delitto non coltivare.

4. Atmosfera da post rock e alternative rock, brani strumentali e canzoni sia in italiano sia in inglese. Quali sono i modelli della band?

 Più che di modelli sarebbe più giusto parlare d’ispirazioni – per esempio: mogwai, sigur ros, radiohead – nella ricerca di creare qualcosa che interpreti a modo nostro una porzione dell’ammasso magmatico che è il rock.

5. È un disco autoprodotto il vostro, ci raccontate quali sono state le dinamiche di lavoro?

Volevamo registrare subito. Registrare e iniziare a suonare in giro. Dopo qualche mese dalla fondazione del gruppo già siamo entrati in studio senza neanche sapere quante e quali canzoni avessimo dovuto incidere. Parking Drama ad esempio è nata come una pura improvvisazione del momento. Avevamo del tempo per un altra traccia e ci siamo messi a suonare arrivando a 15 minuti senza neanche accorgercene. L’ EP è stato registrato per lo piu in presa diretta, suonando tutti insieme in contemporanea: Abbiamo tenuto la parte strumentale ed abbiamo registrato la voce dopo, limitando le sovraincisioni. Volevamo suonasse in maniera limpida e che riprendesse le dinamiche live in maniera meno finta possibile. Lo studio di registrazione al quale ci siamo affidati è stato il cccrecordingstudio (ora Casa Musica) di Giorgio Amendolara già amico di Luca, con cui ha condiviso lavori teatrali su Giorgio Gaber e Fabrizio De Andrè. Con l’ausilio di Gianni del Popolo e nel missaggio di Mauro Polito si è arrivati a questo nostro primo EP.

7. Parking drama è il terzo pezzo dell’EP, molto interessante a mio avviso. Ci raccontate il significato della parentesi dialettale che ascoltiamo a metà traccia?

Parking drama è una brano che si regge su un solo accordo e quindi sui soli cambi di dinamica, una sorta di “canzone mononota” ante-litteram. A brano ultimato, per la sua lunghezza e per la dinamica, appunto, nel cercare un titolo ad Alberto è venuto in mente quel complesso di emozioni che travolge chiunque abbia avuto la ventura di cercare parcheggio in una serata al centro di Roma. Prima la distensione di un’uscita, poi la tensione per non riuscire a trovar posto, poi la gioia di averlo trovato, poi la rabbia perché qualcuno cerca di fregartelo, poi…. Luca ha poi voluto inserire una lite di strada in dialetto barese come intramezzo, per rafforzare quella sensazione di ansia e di disagio che spesso si vive in mezzo al traffico, che stimola un esplosione di nervosismo.

8. Let us dream again…maybe is better than reality…the music is better, così si legge sul vostro sito. Cosa sognano i Turing per il futuro della band? Quali le aspettative dopo questo primo EP?

I sogni, la loro materia a un tempo volubile e infiammabile, sono ciò che ti fa mettere su una band, che ti dà la voglia di suonare insieme. La realtà è un’altra cosa, che per fortuna con la musica, nel suo significato fondamentale, non c’entra niente. Coi piedi per terra, dentro la realtà, le aspettative dei Turing sono di andare avanti, farsi largo e suonare, suonare, suonare!

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