Radio Bombay intervista I Taki Maki

In occasione del primo appuntamento di Un palco per tutti abbiamo conosciuto I Taki Maki, a parer nostro la migliore band della serata. Il duo è al suo primo album: Magneto. Di seguito la nostra intervista: si è parlato di loro, del loro album, di cinema, di Pasolini e ancora di tanto altro.

1.Il nome che avete scelto è veramente curioso, “I Taki Maki”…che cosa vuol dire?

Mimmi: Il nostro nome ha diversi significati, nessuno dei quali però determinanti per la scelta definitiva! Ci spieghiamo meglio: entrambi i termini sono palesemente in lingua giapponese, Taki è un nome proprio di persona ma, tra le altre cose, vuol dire anche cascata; i Maki invece sono un piatto tipico (che ovviamente ci fa impazzire). E poi, certo non poteva mancare l’articolo! Tutte le grandi band hanno un articolo (cit. dal Film “The Committements”). Riassumendo quindi, letteralmente “Una cascata di maki”, ma come anticipato la prima ragione per cui l’abbiamo scelto è stata la sua eufonia, ci piace perché suona bene, e poi è composto di due parole quindi rimanda alla struttura del duo, ed infine è essenziale e diretto, come la musica che ci piace fare.

 

2.Siete attivi da poco, so che StrAw non è nuovo nell’ambiente musicale, Mimmi invece è al suo debutto, come è nato questo duo?

strAw: In effetti le nostre esperienze musicali sono parecchio diverse. Io suono dal 1997, ho avuto diverse band, incontrato tanti musicisti e diviso con loro tante esperienze che mi hanno formato e che mi hanno fatto diventare come sono oggi. Mimmi invece suona da poco più di un anno: un giorno ha iniziato a colpire i tamburi di una batteria per gioco, io mi divertivo a vederla sperimentare e lei non aveva alcuna voglia di annoiarsi a fare esercizi che, conoscendola, l’avrebbero stancata molto presto. Allora, proprio per evitare che accadesse questo, mi ha chiesto di aiutarla ad imparare suonando insieme a lei in saletta, i primi pezzi sono nati così, giocando. Credo che questo sia un nostro punto di forza: semplicità e spontaneità al limite dell’improvvisazione.

3.Ascoltando i vostri pezzi si entra in contatto con una serie di personaggi, reali o assolutamente astratti: dal malato immaginario a Shotaro, passando per Amy Winehouse, già il titolo dell’album, Magneto, anticipa questa predisposizione. Spesso utilizzate dei tramiti per raccontare i vostri pensieri, correggetemi se sbaglio…

Mimmi: La tua analisi è corretta. I testi sono assolutamente ispirati a dei protagonisti, veri, verosimili o irreali che siano. Le loro storie possono essere quelle di tutti noi. Magneto è per tutti il super eroe negativo, l’antagonista, egli incarna perfettamente la figura controversa di colui che è al confine tra buoni e cattivi, tra negativo e positivo; lui lotta per la salvezza dei suoi simili, per i suoi ideali, è perfetto per tradurre visivamente il nostro messaggio: il confine tra bene e male è sottile e quasi sempre basato sul concetto di inclusione e esclusione. Il protagonista di Snooz vive una condizione psico-fisica complicata, che ne determina una situazione di malessere, ma tale condizione, a quanto pare, non viene ritenuta reale nemmeno dal dottore a cui si rivolge per essere curato e al quale si appella per essere creduto. La rapina narra contemporaneamente dei rapinatori e dei derubati, confusamente raccontati per dare l’idea della situazione di panico e caos che possono vivere entrambe le parti in un momento così concitato. I riferimenti al western con la voce di Gian Maria Volontè “il Monco” in “Per qualche dollaro in più” sono scaturiti dall’atmosfera che la canzone ha acquistato naturalmente quando l’abbiamo registrata, ci è venuto praticamente spontaneo di contestualizzare la ruberia in un ambito caratteristico nell’immaginario collettivo, anche se ovviamente la canzone narra una realtà assolutamente contemporanea. Shotaro racconta i ricordi nostalgici di un ragazzo ispirandosi alle avventure di Super Robot 28 e del suo piccolo amico (Shotaro appunto). Simbolicamente, utilizzando le immagini dei due super eroi, di una fantastica astronave che porta chissà dove, il protagonista esprime la voglia di fuggire in un posto “migliore” e la speranza che qualcuno o qualcosa possa rappresentare davvero il bene, quello incontaminato, da sempre in lotta contro i cattivi, in difesa di chi ha bisogno. La scatola è un’altra canzone di ispirazione cinematografica, il film in questione è Jeux d’Enfants, una delle storie d’amore più tormentate e con il “lieto” fine più triste che ci sia mai capitato di vedere, non aggiungiamo altro, chi lo ha già visto non ha bisogno di commenti ulteriori, chi non lo ha visto ancora, dovrebbe farlo. L’Imprevedibile bomba H è allo stesso tempo un monito, una denuncia, un grido disperato e incazzato nei confronti delle ingiustizie e delle assurdità perpetrate da sempre dai “grandi della terra”, soprattutto nei confronti delle persone comuni, che distratte e imbambolate dai luccichii del consumismo non si accorgono di essere dalla parte dei cattivi, o perlomeno di fare il loro gioco. Amy Winehouse non è una dedica all’omonima cantante, che pure ci piace molto, è piuttosto un racconto di uno stile di vita, uno stato di solitudine e perdizione, che accomuna molti, non necessariamente personaggi conosciuti. Qualcosa è cambiato è la canzone dedicata a Pasolini (come tutto il disco): non parla della sua vita o dei suoi fondamentali contributi alla cultura italiana, ma in qualche modo rispecchia ciò che lui era, è stato e sarà. Infine, Shambalababa è la canzone che “alleggerisce” il tutto con la sua spensieratezza, le voci leggere e le parole che evocano luoghi lontani in cui riparare dai guai quotidiani. In ultimo una curiosità, in coda c’è una ghost-track, Renato Ferretti, che è praticamente la “non-canzone” nata dalle prime sperimentazioni Mimmi&strAw: qui la fonte di ispirazione è un personaggio fortissimo di una delle serie televisive italiane più ben fatte di sempre, il mitico regista René di Boris, uno che si incazza, si indigna, si districa nelle più assurde situazioni della vita di tutti i giorni, proprio come noi.

4.Pare sia una nuova moda quella di proporre i testi in italiano, così come fino a pochi anni fa c’era più propensione ad esprimersi in inglese. All’epoca si sosteneva che l’italiano fosse una lingua poco musicale. Vi siete adattati al tempo?

strAw: Direi che il tempo ci è venuto incontro! Se anche non l’avesse fatto, il nostro strumento espressivo sarebbe rimasto l’italiano: dal ’97 ad oggi, non ho mai usato l’inglese per le mie canzoni, qualche volta il francese – nei vecchi progetti intendo – ma l’italiano è sempre stato una costante ed, ovviamente, lo è tutt’ora. Non saprei esprimermi diversamente!

5. Jeux d’enfants: tamburo giocattolo o metallofono giocattolo spesso e volentieri accompagnati da un ukulele, una parte dei video disponibili in rete vi ritraggono così, in genere all’interno di scenari bucolici. Più o meno una versione primitiva di quello che accade sul palco con chitarra elettrica e batteria, coma mai l’idea di fare delle riprese in questo modo?

Mimmi: Un nostro caro amico e collega musichiere ci ha definiti “buskers armati di semplicità” dopo aver visto uno dei video a cui si fa riferimento, ed ha ragione! È così che ci sentiamo, è questo che siamo in realtà, noi suoniamo dappertutto, ovunque ci sia un ambiente in grado di accogliere le nostre voci ed i suoni provenienti dai nostri strumenti. Il nostro messaggio è che non occorrono necessariamente un palco, delle luci, l’elettricità, per esprimersi; immersi nel verde, con l’acqua del fiume che suona con te, attrezzati con strumenti giocattolo e niente altro, anche questo è musica, perlomeno la nostra.

6. Jeux d’enfants, di nuovo, è anche il titolo del film al quale vi siete ispirati per una delle otto tracce: La Scatola di Julien e Sophie e non è il solo riferimento cinematografico presente nell’album, quali sono invece i vostri riferimenti musicali?

strAw: Molti prodotti culturali – cinema, musica, letteratura e tanto altro – sono da sempre fonte di ispirazione per me. Credo che ogni artista, a vari livelli e in diversi contesti, abbia bisogno di contaminare se stesso e le proprie creazioni con il resto del mondo in una sorta di scambio perenne, un continuo assorbire per fare proprio, rielaborare, restituire sotto diverse forme. Dal punto di vista prettamente musicale nostre fonti di ispirazione – non sempre evidenti, a volte striscianti – sono PJ Harvey, Nick Cave, John Lennon, Luigi Tenco, Afterhours, Velvet Underground, Johnny Cash, Giorgio Canali, CCCP Fedeli alla Linea, The Clash, Lucio Battisti, Pixies…

7.Aprendo la custodia del disco ho avuto la bella sorpresa di trovarmi tra le mani un cd conformato a vinile, come mai questa nota nostalgica?

Mimmi: strAw è quello nostalgico, lui andrebbe in giro con il Ciao, permetterebbe di fumare nei locali o al cinema, scriverebbe ancora le lettere a mano, per sentire l’odore della carta mentre chiude la busta, invece di inviare mail che non profumano e fanno male alla vista! Lui non ama molto la tecnologia, dice sempre “il consumismo ha fatto si che i prodotti che compriamo oggi debbano rompersi subito, io possiedo una piastra degli anni 80 che ancora funziona a meraviglia”. Tutto quello che c’era prima era funzionale e duraturo. Un po’ come la musica, i dischi degli anni 60 e 70, ma anche 80 per certi versi, suonavano e suonano ancora bene, perché lì non c’erano digitalizzazioni, masterizzazioni, milioni di compressori che rendono tutti i lavori discografici pressochè uguali. Per la stessa filosofia non amiamo il remaster dei dischi vecchi. Un disco dei Beatles o degli Stooges deve suonare nel modo in cui è stato pensato, non deve suonare negli anni zero, è un po’ come abbattere il muro di Berlino e poi inondare i paesi dell’est con i Mc Donalds. Insomma, tutto questo per dirvi, il nostro desiderio sarebbe stato quello di fare un disco su vinile – e quando avremo la possibilità lo faremo – per ora questo formato di CD ci ha consentito di non rinunciare definitivamente a questo desiderio.

8.Questo album è un tributo a Pasolini, cosa vi lega a lui?

strAw: Quello che ci lega a lui è quella forma di affetto, stima e reverenza suscitata dalle persone che senti vicine, importanti, per te e per il contesto in cui vivi, pur conoscendole solamente dal punto di vista artistico. Quello che ci lega a lui è il rispetto per la sua figura, la rabbia per la sua perdita e per il vuoto culturale che la sua uccisione ha creato attorno a noi. Ci sono persone indispensabili e ingiustizie incomprensibili, la vita di Pasolini è stata entrambe le cose.

9.Per il futuro cosa avete in programma?

strAw: Stiamo lavorando alle nuove canzoni, presto – forse proprio prima di Natale – andremo a registrare l’EP presso lo studio di registrazione VDSS di Mia Cameretta. Conosciamo bene i ragazzi che portano avanti coraggiosamente questo progetto e vogliamo con tutte le forze registrare il nostro nuovo lavoro con loro. E poi vogliamo suonare, suonare, suonare! La situazione di crisi generale certamente si riversa anche nel settore musicale, i locali sono in difficoltà e la distrofia culturale atrofizza gli investimenti dei gestori sulla musica live, ma noi non ci arrendiamo, altrimenti che super eroi saremmo?

(Monica Terenzi)

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