Radio Bombay intervista Giedra

gidraxweb

1) Ciao Giedra. Prima di tutto, ti va di presentarti ai lettori italiani del nostro blog?

Sono lituana, suono la musica dance elettronica ed il rock classico con il violino elettrico.

2) Nonostante la tua giovane carriera hai già all’attivo quattro album. Ci puoi fare un bilancio dei feedback che hai ottenuto da critica e pubblico?

Non sono famosa, quindi la critica non mi loda ne mi critica. A volte il pubblico applaude, a volte grida “brava“. Il critico più severo è mio papà. In Lituania lui è un maestro di musica presso l’Università di Šiauliai.

3) Parlaci del tuo ultimo progetto, Absinth. Perché hai scelto di dedicare un album a questa bevanda?

Absinth – nome inglese dell‘assenzio, da noi noto come artemisia amara o assenzio, è il titolo. Le nostre nonne lo deponevano sulla brace, per allontanare gli spiriti malvagi. Nel libro dell‘Apocalisse è scritto: “cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio…“ Con il componimento “Absinth” volevo raccontare come tra il XIX-XX secolo l‘assenzio sia dilagato in Francia, e più tardi nella maggior parte dell‘Europa e dell‘America. Come la cultura, la pittura,la letteratura cambi completamente in un mondo dominato dal bohemien. Vincent Van Gogh, vivendo a Arles, di tanto in tanto apprezzava l‘amaro di questa erba. L‘estratto dell‘assenzio amplifica e cambia la percezione delle luci e dei colori. Ecco come nasce l‘enorme sole e le grandi stelle verdi sopra la caffetteria all‘aperto. Gauguin a Tahiti trova il paradiso, pieno di ragazze seminude color limone. Picasso inizia il suo più profondo periodo dei colori. Hemingway lotta con il mare verde: “Ieri mi sono ubriacato di assenzio e ho fatto dei giochetti con il coltello. Andava bene sopratutto quando lo lanciavo sul pianoforte a coda“, – così lui ha scritto. Non è questa una nuova prospettiva per la musica?

4) Il tuo stile è ibrido. Prende dalla tradizione classica ma allo stesso tempo dalla musica elettronica. Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?

La musica dance elettronica l‘ho scelta per le opportunità e la varietà. Ho usato elementi minimi di Hip hop e electro house. Mi ha aiutato Djoxy. Influenzata in parte dal violino lirico ho ottenuto un nuovo stile, che ho chiamato “absinth”.

5) Tra i vari violini che utilizzi ce n’è uno che è stato costruito appositamente per te ed è unico nel suo genere. Qual è la storia di questo strumento?

Durante l‘infanzia ho suonato il violino acustico, ciò nonostante per qualche ragione ho scelto uno strumento elettronico. Volevo utilizzare processori audio in continua evoluzione, equalizzatori, riverberi e altre possibilità date dall‘elettronica. Il suono dello strumento elettronico non limita il timbro, quindi puoi ottenere 5-7 corde; suonare come viola; violoncello e anche contrabbasso. Il violino acustico si appoggia al mento. Questo limita i movimenti, fa soffrire il collo la schiena e le spalle. Tutti i produttori di violini elettronici più o meno imitano il violino tradizionale. Così abbiamo deciso di progettarne e produrrne uno da soli. Si è dato inizio alla progettazione, alle prove, alle risistemazioni, agli esperimenti con i materiali, alle prove, agli errori e a nuove prove. Forse solo Nikolo Bussotti ci ha messo più amore progettando il violino rosso. Per quanto ne so, il mio violino è l‘unico al mondo a non appoggiarsi al mento e ad avere un sistema di regolazione dell’inclinazione del manico.

6) So che hai un rapporto particolare con l’Italia. Da dove nasce il tuo amore per il Bel Paese?

Dell‘Italia mi affascina tutto: la natura, l‘architettura, la moda, la scienza, la cultura. Qui è nato il pianoforte, il violino, la musica sinfonica. Sono venuta a Firenze a cercare le radici rinascimentali. Michelangelo, Raffaello, Leonardo da Vinci e Dante saranno i miei eroi per un nuovo progetto musicale.

7) Cosa hai in cantiere per il futuro?

Migliorare ancora l‘esecuzione tecnica, cerco nuove soluzioni per lo “spettacolo”. Per esprimere una idea più facilmente, durante il concerto uso ologrammi. Una rappresentazione ottica di oggetti nello spazio.

(Salvatore Schinello)

Lascia una risposta