Radio Bombay intervista gaLoni

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Ricomincia “Un palco per tutti”, rassegna di artisti emergenti a cura di MArteLive, e ricomincia la nostra collaborazione alla ricerca di musicisti degni di nota. Il 16 ottobre, la nostra scelta è ricaduta su Emanuele Galoni, in arte gaLoni.

1. I tuoi testi raccontano la semplicità del quotidiano ed in più di un passaggio fa capolino un’ispirazione puramente poetica. Come nascono le tue canzoni e che messaggio vuoi lasciare a chi ti ascolta?
Nel mio caso non c’è un modo specifico di scrivere canzoni. Dopo qualche anno ti dimentichi di come sono nate e spesso anche del perché sono venute al mondo. Alcune si amano, altre no, altre impari ad apprezzarle col tempo. Il messaggio è quello di prendere le mie canzoni nude come sono, farci una chiacchierata prima e ascoltarle poi, affinché possano avere vagamente un effetto di straniamento.

2. Nel 2011 è uscito il tuo disco d’esordio, “Greenwich”, e so che stai lavorando al tuo secondo album: puoi anticiparci qualcosa?

Vi anticipo che il nuovo album è già pronto. Sto programmando l’uscita che potrebbe avvenire anche prima della fine dell’anno. Si tratta di dodici tracce inedite che seguono la strada tracciata da Greenwich, ma con un suono più ricco e articolato. Si tratta di storie reali, quotidiane, ma con dei personaggi che camminano sui tetti, a metà strada tra l’asfalto e l’instabilità che esso incarna, e un’altezza irreale e impossibile su cui poter spendere ancora del tempo a studiare i trucchi del volo e sperare in una condizione sociale migliore. Una sorta di realismo magico, detto alla Garcia Marquez, soprattutto se penso al brano “Primavere Arabe”, che in qualche modo è anche il secondo tempo de “Il prezzo delle arance”.

3. Sul palco del MArteLive sei stato accompagnato da Emanuele Colandrea degli Eva Mon Amour, già produttore artistico di “Greenwich”. Come nasce e come si evolve la vostra collaborazione? Continueremo a vedervi sul palcoscenico insieme?
Con Emanuele c’è un rapporto d’amicizia da anni, ci frequentiamo, siamo vicini di casa. Poi le cose non si decidono o scelgono ma semplicemente accadono. Nel 2011 fece la produzione artistica del disco e posso dire che, a distanza di tre anni, la cosa ha funzionato. Nel tempo questa collaborazione si è consolidata, migliorata, ed è continuata col secondo album, dunque ci troverete spesso sul palco assieme. Devo dire che a causa di questa frequentazione artistica molti cominciano a fare un po’ di confusione: abitiamo nello stesso Comune, abbiamo lo stesso nome, cantiamo e scriviamo entrambi, e, soprattutto, abbiamo ambedue barba e capelli corti e tutto questo non aiuta il pubblico che talvolta ci scambia. Quindi potrei in futuro farmi crescere capelli rasta e lasciarmi i baffi.

4. Il panorama italiano è ed è sempre stato ricco di cantautori: quali puoi annoverare tra le tue ispirazioni?

Non c’è un autore italiano che ho seguito prevalentemente. Potrei dire i soliti noti ed allegarci del cantautorato folk d’oltreoceano. Ma tra le mie ispirazioni, soprattutto in questi ultimi anni, ci metto dei libri, alcune personaggi che nulla hanno che vedere con la musica, ci metto notizie, ritagli di giornali, chiacchiericci di passanti che riempiono le strade, i bar, i treni e le metropolitane, in giro c’è un po’ di gente che dice cose interessanti e non sa che è stata spunto per le mie canzoni.

(Giada Arena)

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