Radio Bombay intervista Cleo T.

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1)Come sta andando il vostro tour in Italia?

Il tour sta andando molto bene. Amiamo davvero tanto questo paese, le particolarità e le ricchezze di ogni città. Da Milano a Palermo, troviamo sempre una calda ed intensa relazione con il pubblico. Suonare in Italia è davvero qualcosa di speciale, riguarda la passione, ma immagino che questa sia l’Italia!

2) Sei stata paragonata a PJ Harvey e Nick Cave per molte ragioni. E’ un paragone giusto? Che cosa ne pensi?

E’ un grande onore per me, entrambi sono musicisti, cantautori e performer eccezionali. Il fatto di questi artisti è che occupano un posto speciale nel panorama musicale, lontano da qualsiasi altra categoria o genere musicale. Sono persone uniche, artisti unici che hanno un modo personale e puro di rapportarsi all’arte e alla musica. E secondo me è questo l’obiettivo più importante per un artista, avvicinarsi il più possibile alla propria identità. Fare di ogni creazione, appunto, parola, una vera parte di te stesso. E’ dura, un percorso fra oro e ombre.

3) Quali sono i gruppi o i musicisti che ammiri maggiormente e da cui trai maggiore ispirazione?

Ascolto un sacco di musica diversa. Amo i bluesman, Screaming Jay Hawkins o le cantanti come Billie Holiday e Nina Simone. Ho un profondo rispetto per le personalità artistiche forti, persone che creano il proprio percorso diverso dalle tendenze del momento, qualcosa che possiamo chiamare “necessità intima” come dicevano i pittori astrattisti.

David Eugene Edwads (16 Horsepower), Tom Waits, oppure il fantastico lavoro di C.W. Stoneking che ho scoperto di recente. Mi sento davvero ispirata dal tedesco Schubert, il cabaret di Kurt Weil o l’eccentrico mondo degli Einstürzende Neubauten.


4) Come è partita la tua collaborazione con John Parish?

Ci siamo incontrati a Parigi molti anni fa, quando io suonavo in un gruppo chiamato “21 Love Hotel”. Quando ho iniziato a lavorare al mio progetto da solista ho sentito di dovergli mandare qualche mia demo, i testi e tutto quello che stavo provando a costruire. Devo ammettere che lui ha sempre fatto parte del mio progetto. Non posso immaginare questo disco senza di lui. E sono stata soltanto fortunata per il fatto che dalle prime parole che sono uscite dalla mia bocca qualcosa lo colpì, cosicché lui accettò di seguire il mio progetto e di produrre il mio disco.

5) Qual è per te il significato del pezzo “Someday my Prince will come”? E quale versione preferisci?

Amo questa canzone come amo le favole. In essa c’è una sorta di verità eterna. E’ piena di speranza e disperazione allo stesso tempo. Puoi sentire la profonda malinconia così come la forza della speranza, e per me queste due sensazioni sono come i due lati di uno specchio. Uno non può esistere senza l’altro, e questa è la bellezza delle sensazioni intense. Cantandola ho immaginato una versione di Bill Evans insieme a Tom Waits.


6) Tu sei francese e canti in inglese, di sicuro sei stata anche influenzata dalla cultura italiana così come da quella inglese. Che cosa ti ha dato l’Italia dal punto di vista artistico?

Amo la ricchezza dell’arte italiana, la sua purezza e il suo aspetto passionale, pensa a Dante o ai pittori Naif. Amo il potere dell’immaginazione degli artisti italiani, il futurismo o il cinema di Fellini. Direi che questa è una delle principali influenze. E’ un posto magico fra letteratura, pittura, musica e cinema, veramente potente. Si creano spazi e universi che non avresti mai sognato e questa è la magia dell’arte.

7) Quali sono i tuoi progetti futuri? Un nuovo album forse?

Saremo in tour ancora per molto nel prossimo anno per promuovere questo disco. Oggi, secondo me, la musica si prende il tempo di costruire qualcosa di vero, in collegamento con il pubblico.

Nel mondo della musica alternativa credo che si debba andare e suonare la propria musica a più gente possibile. Infatti noi amiamo questo, siamo musicisti, suoniamo quanto più possibile. Durante i tour io continuo a scrivere e penso che saremo pronti per registrare il prossimo anno, voglio davvero sperimentare i pezzi sul palco prima di registrarli, perché il primo disco è stato composto interamente nella mia testa prima di essere suonato dal vivo. Mi piacerebbe provare un’altra avventura adesso che ho la squadra ideale che sta al mio fianco, è una vera occasione che voglio sfruttare per il prossimo disco.

(M. Stella Tavella)

(Revisione a cura di Daniele Marcianò)

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