La precarietà perpetua non ci abbatterà – Intervista via e-mail agli Astenia

(Foto di Matteo Casilli)

Abbiamo avuto occasione di fare una chiacchierata via mail con gli Astenia, band emergente del panorama romano. Si è parlato del loro progetto, delle loro influenze, della collaborazione con i Velvet, del loro EP, della positività necessaria in questi tempi bui e dei loro progetti futuri.

Come nasce il vostro progetto? Perché la scelta di questo nome?
Il nostro progetto nasce grazie a Gianluca ed Edoardo, rispettivamente cantante e bassista del gruppo, spinti dalla volontà di sviluppare un’idea di musica nel quale far crescere le nostre emozioni. Astenia deriva dal termine medico Astenìa, noi però l’abbiamo preso e fatto nostro cambiandone un accento, ci piaceva il suono e il contrasto tra il significato originario della parola e la nostra musica.

Quali sono le vostre principali influenze musicali?
Guardiamo molto alla musica d’oltremanica degli anni ‘90 e del duemila, ma non solo. Ognuno di noi ha delle particolari fissazioni che partono dal blues fino ad arrivare al grunge o al rock americano dei nostri giorni. Insomma, per la nostra musica ci lasciamo trasportare da tutto quello che più ci piace ed ispira in quel momento senza stare a guardare troppo il genere.

Come è nata la collaborazione con i Velvet?
Nasce nei backstage dei loro concerti, noi arrivavamo lì con i nostri demo per avere un parere sui nostri lavori. Questa cosa è durata per anni, fino a che ci giunse voce che i Velvet avevano iniziato a produrre band all’interno del loro studio e così ci siamo presentati per l’ennesima volta nel backstage di un loro concerto, pochi giorni dopo siamo entrati in studio per lavorare insieme. E’ stata una grandissima soddisfazione.

Esiste, secondo voi, una scena romana? Se si, in che condizioni pensate che sia?
Attualmente non crediamo che esista una scena romana vera e propria, esistono ottime realtà musicali ed ognuno ha la possibilità di ricavarsi il proprio spazio all’interno di un panorama musicale piuttosto variegato.

L’album lascia, dopo l’ascolto, un grande senso di positività e rinascita, era questo il vostro obiettivo?
Si, se vogliamo trovare un tema portante in “Fa Che Sia Tutto Diverso” è proprio quello della rinascita. Non è mai troppo tardi per ricominciare o per cambiare quello che non ci fa stare bene. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo il pericolo che sentiamo maggiormente è proprio quello di rimanere “bloccati” in una sorta di precarietà perpetua, e non parliamo solo di una precarietà lavorativa ma anche di una precarietà dei sentimenti ed è importantissimo reagire e non lasciarsi abbattere da tutto questo.

Quali sono i vostri progetti futuri?
In questi giorni siamo tornati in studio per buttare giù nuove idee in vista di un lavoro più completo che abbiamo intenzione di far uscire per fine anno o per i primi mesi del 2013. Intanto però suoneremo anche dal vivo, quindi non perdeteci d’occhio!

(Edoardo Bruno)

Lascia una risposta